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Salva casa, Tel Aviv, taser. Sala senza più compagni

Da un paio d'anni scintille con la sinistra. Divisi su tutto o quasi. E resta ancora un anno di mandato

Salva casa, Tel Aviv, taser. Sala senza più compagni
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Manca poco più di un anno alla fine del mandato di Beppe Sala e, vista l'aria che tira a Palazzo Marino, viene da chiedersi come arriverà il centrosinistra al traguardo. Sulle stampelle? A meno che qualcuno non faccia direttamente uno sgambetto alla claudicante compagine guidata dal Pd. Sono almeno due anni che i rapporti tra il sindaco e il suo azionista di maggioranza sono sempre più tesi.

Un "tira e molla" tra sindaco e Pd affonda che parte nel 2024, nelle pieghe del Salva Milano, la legge che avrebbe dovuto mettere una "pezza" alla giunta impantanata nello scandalo delle inchieste sull'urbanistica. Dopo aver incassato il sì alla Camera, Sala si era trovato a dover fronteggiare i senatori dem che non ne volevano sapere di fare un regalo ai" cementificatori", tanto da affossare la legge. L'anno dopo, nel luglio 2025, il sindaco era arrivato addirittura a minacciare le dimissioni, salvo poi ritrattare in nome di un patto di alleanza con il Pd che chiedeva "un cambio di passo, più vicino alle esigenze dei cittadini" per bocca del segretario metropolitano Alessandro Capelli e una road map dettagliata di governo.

In autunno il "caso stadio", sempre compreso nella minaccia di andare tutti a casa: incassata la delibera sulle vendita di San Siro a Inter e Milan (finita poi in una nuova inchiesta) era esplosa una nuova polemica targata "coraggio". "Sullo stadio ho visto il problema sul tavolo e non mi sono girato, ho avuto coraggio...", aveva dichiarato Sala dal palco di Leopolda. Una frase che non era piaciuta ai consiglieri comunali costretti a sostenere la delibera e a scontrarsi anche con gli alleati per questo. "Al gruppo del Pd interessa un cambio di passo sul metodo. Serve ascoltare i consiglieri comunali e le centinaia di consiglieri di Municipio che sono a contatto con le questioni che riguardano i cittadini" la frecciata della capogruppo Pd Uguccioni.

La voglia di protagonismo e l'incapacità di fare squadra (se non quando fa comodo) le accuse a Sala. La richiesta di interrompere il gemellaggio con Tel Aviv provocano la spaccatura nella maggioranza e nel Pd stesso. Alla richiesta di rottura dei rapporti istituzionali da parte dei Verdi si accodano alcuni consiglieri dem, in barba alla richiesta del sindaco al vertice di maggioranza di qualche giorno prima.

Lunedì si è consumato l'atto finale con lo slittamento del voto sul taser ai vigili, che andrà in aula oggi. In grande difficoltà i dem, a partire dal presidente della commissione Sicurezza Albiani, ma anche i Verdi e questo, di nuovo, a fronte del parere favorevole del sindaco. A tacciare Albiani di posizione ideologica ci pensa l'ex capo della polizia e già consulente per la sicurezza del sindaco Franco Gabrielli, grande sostenitore della pistola a impulsi elettrici.

Dove può andare ora Sala? "A Milano il centrosinistra è favorito", tuttavia "quando si vota per il sindaco, la gente vuole sentirsi rassicurata sul fatto che chi si siede su una scomoda poltrona abbia voglia di lavorare e resistere". Come dire: la partita non è affatto scontata. E se anche Sala ora guarda alle politiche del 2027 - "non ci sono molte alternative" - escludendo una corsa alle Regionali, potrebbe ricoprire il ruolo di ago della bilancia della politica milanese. Dopo la "difesa" incassata da Gabrielli, non è escluso che Beppe possa essere tentato di avere una posizione più di centro e quindi orientare la coalizione a destra o a sinistra.

In questo modo, calando l'asso di una lista civica con magari l'ex capo della polizia capolista potrebbe guadagnare sempre più spazio nello scenario politico anche nazionale. Fantapolitica? Ipotesi? Manca un anno e un anno passa in fretta...

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