Scacco ai narcos italo-colombiani

«Fire and Ice». Così è stata battezzata la gigantesca operazione antidroga che ieri all’alba ha portato al sequestro del più grosso quantitativo di cocaina (225 chilogrammi) mai registrato quest’anno, all’arresto di cinque persone, al sequestro di una villa principesca nella zona dei Castelli romani (dove viveva il capo dell’organizzazione di narcotrafficanti), di aziende e di auto di lusso per un valore che supera i 10 milioni di euro. Al blitz condotto dalla I sezione della Squadra mobile «Luca Armeni» hanno partecipato la Direzione distrettuale antimafia in collaborazione con gli esperti della Drug enforcement administration statunitense. Le indagini a Roma sono state coordinate dall’ispettore Fabrizio Nastasi. L’organizzazione criminale, secondo quanto è stato accertato, era in grado di introdurre nella capitale quintali di cocaina. Il capo della gang, ufficialmente privo di reddito e di occupazione, viveva in una villa principesca nella zona dei Castelli romani.
L’operazione è stata avviata nel 2008, assieme all’Agenzia statunitense per il contrasto al narcotraffico: per due anni sono state monitorate le rotte del narcotraffico e i soggetti arrestati ieri sono stati seguiti nei loro spostamenti in Sud America e nelle isole caraibiche. Gli investigatori hanno stimato che in un anno a Roma, arrivava in media all’aeroporto di Fiumicino, una tonnellata di cocaina proveniente dalla Colombia per un valore che fruttava ai narcos 20 milioni di euro. Sono cinque i componenti dell’organizzazione di trafficanti di droga arrestati ieri, tra cui due capi, tutti italiani. Un altro italiano è ancora ricercato.
La droga sequestrata, che aveva secondo gli investigatori un valore di circa 4 milioni di euro, era nascosta in alcune statuette di gesso apparentemente destinate a una società ignara di tutto. Una parte dei proventi, secondo quanto accertato finora, veniva trasferita all’estero da alcuni corrieri. Nel dicembre scorso la polizia dell’aeroporto ha intercettato a Fiumicino due tedeschi di origine libanese che trasportavano un trolley con all’interno 550mila euro, destinati ad arrivare in Colombia attraverso scali in Libano e Germania per evitare di essere intercettati. La droga faceva invece il percorso inverso per arrivare in Italia. Secondo gli investigatori sono in tutto 5 i carichi di cocaina, ognuno di circa 125 chili, arrivati in un anno.
Si scambiavano informazioni sull’orario di arrivo delle partite di droga e numeri di telefono scrivendo nelle bozze di un’unica casella di posta elettronica, dove comunicavano scambiandosi messaggi in codice alfa, un linguaggio alfanumerico cifrato, e condividendo i testi modificati di canzoni delle band amatoriali in cui alcuni di loro suonavano. Avevano ideato stratagemmi complicati per criptare i loro affari nel narcotraffico internazionale. A trovare il bandolo di quella che era apparentemente solo una matassa linguistica sono stati gli agenti della polizia postale.

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