Se fumate in compagnia, potreste fumare più di quanto fareste da soli semplicemente perché chi avete davanti vi imita. Ok, direte voi, se sono un fumatore e vedo un altro che fuma è normale. Il bello è che non serve neppure che l’altro imiti il gesto del fumare: sono i risultati di uno studio della SWPS University polacca pubblicato sull’International Journal of Psychology e in realtà, a livello cognitivo, non sono così sorprendenti eppure ci sorprendono.
In un esperimento i fumatori i cui gesti e movimenti venivano imitati da un’altra persona arrivavano a fumare in media 2,5 sigarette, contro 1,25 nel gruppo di controllo. In altre parole bastava che l’altra persona ne imitasse postura, gesti, movimenti delle mani e del corpo. Secondo Wojciech Kulesza e Paweł Muniak, della SWPS University di Varsavia, l’imitazione aumenta la simpatia e il senso di sintonia verso chi ci copia e proprio questa maggiore affiliazione sociale può spingerci a fumare di più.
E è questo l’aspetto più interessante, a cominciare dal fatto che possiamo ragionare sull’imitazione pura, eliminando il fattore dovuto al bisogno indotto dal vedere l’altro fumare (o assumere la stessa sostanza di cui si è dipendenti). Interessante a partire da una parola molto diffusa, “scimmiottare”, inventata da noi e basata sull’idea che le altre scimmie (ricordo: non discendiamo dalle scimmie, siamo tutti scimmie) copino, mentre tra tutte le grandi scimmie antropomorfe siamo quelle che copiano di più. E come abbiamo visto nel suddetto esperimento, non solo copiamo, ma ci lasciamo influenzare da chi ci copia. Al di là dell’aspetto denigrativo del verbo, lo scimmiottare rappresenta proprio una caratteristica umana che ci ha dato un vantaggio culturale enorme, soprattutto nell’età dell’apprendimento. In seguito non saprei. A livello sociale forse sì, ma basta aprire un social oggi per vedere che tutti scimmiottano tutti. Oppure, come direbbe uno scimpanzé, che scimmiotta meno, guarda quanto umanizzano quelle scimmie lì. E ora mi accendo una sigaretta. Da solo.
