La scommessa Un rischio da 10mila euro

di Marco Lombardo
Di questi tempi il tema delle lettere che arrivano in redazione è praticamente lo stesso: il Milan. O meglio, la depressione dei tifosi rossoneri dell’era post-Kakà e gli scenari orribili sul futuro della squadra. Nel calcio, si sa, la riconoscenza non esiste e dunque molti hanno già cancellato con un colpo di spugna quanto fatto in 23 anni di era Berlusconi: è bastato un calciomercato un po’ così per giustificare rabbia, dolore, pessimismo.
Da qui, dunque, le lettere di cui dicevo. E tra tutte quella che riassume bene il momento è firmata Massimo Di Grazia. Eccola: «Leggo tutti i giorni, con un misto di divertimento e di amarezza, i vostri patetici tentativi di convincere i lettori sulla bontà delle scelte operate dal Milan in questa infausta stagione... Capisco che il nostro Giornale ha come editore la famiglia Berlusconi, ma non vi sembra che un po’ di sincerità non guasterebbe? Berlusconi si è stancato del Milan, i figli Marina e Pier Silvio non sono appassionati di calcio e quindi la nostra gloriosa squadra è destinata ad un futuro mediocre. Personalmente sono pronto a scommettere, pagando doppio, che non si raggiungerà neanche il quarto posto in campionato, e della Champions non se ne parla neanche. C'è qualcuno tra voi che accetta di scommettere fino a 10.000 euro? Se sì, rispondete a questa mail».
Ebbene, caro signor Di Grazia, alla mail rispondo, ma i 10.000 euro sul tavolo non li metto (ma non disperi, magari qualche collega ci sta pensando). E non - come potrebbe pensare e come pensa il 90 per cento dei tifosi che hanno partecipato ieri a un sondaggio su Sky - perché credo che la stagione del Milan finirà in sfacelo, ma perché in (ahimè) tanti anni di frequentazione ho imparato che il calcio è un romanzo a puntate dal finale spesso imprevedibile.
Ecco: potrei scommettere sull’amore ancora intatto della famiglia Berlusconi, figli compresi, per il Milan. Ma i tempi sono quelli che sono e di sicuro in questo momento credere che il Milan sia da scudetto è davvero difficile. Lo ha detto la tournée americana, lo ha ribadito con onestà Leonardo. Ci vuole fede, dunque (e in Berlusconi presidente bisognerebbe sempre averne, visti i risultati), e sicuramente servono rinforzi, perché così non si va lontano. Ma il mercato si chiude tra poco più di un mese e tempo per aggiustare la squadra, che avendo un nuovo allenatore e una nuova filosofia ha bisogno proprio di quello, ce n’è ancora. Insomma: sulla carta il Milan ora non è da quarto posto, ma chi ad esempio nel 1999 - e non a luglio ’98, ma a sette giornate dalla fine - avrebbe messo soldi sullo scudetto di Zaccheroni? E chi avrebbe scommesso, non diecimila ma un solo euro sul Milan vincitore della Champions partendo dai preliminari? In pratica, signor Di Grazia: lei e molti tifosi rossoneri alla fine forse avrete ragione. Ma io non ci scommetterei.

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