È scoppiata la Tangentopoli del Pd

Da Foggia a Trento, da Napoli a Firenze le giunte rette dai democratici finiscono sotto inchiesta. La questione morale scuote il partito. Il piano di Veltroni? Usarla per far fuori l’eterno nemico D’Alema. Tutti gli scandali caso per caso: Abruzzo, Crotone, Firenze, Foggia, Genova, Napoli, Trento

È scoppiata la Tangentopoli del Pd

Roma - Il gen. Veltroni dispiega le sue truppe sul fronte del Sud. È cominciato il nuovo Wargame democratico. Il portavoce dell’esercito confederato, il tenente colonnello Giorgio Tonini, ha lanciato l’ultimatum. Il diktat è secco ed è rivolto ai dalemiani. «Ritiratevi - ha proclamato Tonini sull’Espresso - o vi stermineremo tutti». Il gen. D’Alema, tornato dal paese di Pancho Villa, pseudonimo di Doroteo Arango Arambula, col proposito di fare piazza pulita delle truppe veltroniane, ha chiesto la tregua e riconosce la leadership dell’ex sindaco di Roma. Fuori di metafora sta per iniziare la più drammatica battaglia finale fra i due dioscuri del Pd. L’esito non è scontato. Il modello di Wargame elaborato dagli strateghi veltroniani ricorda la battaglia finale contro Craxi condotta negli anni in cui regnava Occhetto e Mani Pulite liquidava l’anomalia socialista.

Non c’è realtà del Mezzogiorno, con punte che arrivano fino a Firenze, in cui la «questione morale» non stia devastando il potere locale del Pd. Il caso limite è a Napoli dove un’intera stagione, contrassegnata dal super potere di Antonio Bassolino e dall’annichilimento di tutta la classe politica avversaria, sta volgendo al termine. Un’inchiesta via l’altra sembrano scandire gli ultimi giorni dell’impero di don Antonio. La Calabria è un altro dei nervi scoperti del potere Pd e più in generale del vecchio centro-sinistra. La Basilicata è entrata nell’occhio del ciclone. Si attendono notizie dalla Puglia.

Il Pd meridionale è quasi interamente dalemiano. Non c’è dappertutto una gestione diretta del líder Maximo, ma tutti i protagonisti della vita politica, e spesso delle inchieste, hanno fatto riferimento all’ex premier. Veltroni, appena incoronato capo del partito avverso a Berlusconi, si era segnato in agenda la resa dei conti nel Sud. Per un lungo periodo aveva rifiutato l’idea di un coordinamento del Pd del Nord per evitare che il coordinamento del Pd del Sud finisse nelle mani di Nicola Latorre, splendido luogotenente di Massimo D’Alema. In questa parte del Paese il tentativo di inserimento del nuovo leader si era bloccato di fronte alle resistenze dei dalemiani. Una classe dirigente ex comunista e democristiana, che aveva cercato nel potere locale quella forza che perdeva nel radicamento sociale, si era rivolta a D’Alema come al suo principale protettore. E D’Alema aveva accettato l’investitura persino nel feudo di Antonio Bassolino che, dopo aver tentato di fare della Campania la roccaforte antidalemiana, si era dovuto arrendere alla proposta di protezione dell'ex premier. D’Alema impelagato nel Sud, Veltroni re indiscusso e spodestato del regno di Roma. Di qui la tentazione della battaglia finale.

Non si capisce l’alleanza con Di Pietro se non si coglie l’incombere della «questione morale» nel Pd. D’Alema, come Bettino Craxi, ha sviluppato le sue qualità di leader coprendo e facendosi forza di un sistema di potere nel partito che ha badato alla sostanza. Dovunque c’erano voto e consensi lì il sistema di potere si metteva all’ombra del grande capo. Negli anni questo reticolo di rapporti è diventato un dominio pressoché incontrastato su tutto il partito del Sud che aveva avuto accesso al governo locale. La parentesi di Fassino era trascorsa senza modificare i rapporti di forza. Il segretario sabaudo non aveva neppure tentato di mettere naso nelle faccende del Sud. Veltroni ha questa ambizione. Ma soprattutto pensa di far pagare a D’Alema il prezzo della copertura di tutti i cacicchi del Sud. Quasi vent’anni dopo Mani Pulite, l’erede di Occhetto pensa di costruire la propria fortuna e di liquidare il suo amico-nemico di sinistra con la definitiva battaglia per la «questione morale».

Vent’anni fa il partito di Occhetto ottenne la liquidazione del Psi di Craxi. Oggi il Pd di Veltroni, adottando contro D’Alema la strategia che liquidò Craxi, è sul punto di esplodere.

È un buffo contrappasso della storia quello per cui chi sopravvisse alla «questione morale» rischia di pagarne le conseguenze pochi decenni dopo. Il Wargame è appena agli inizi. Walter ha disposto le truppe dei propagandisti, interi gruppi editoriali sono stati messi in allarme. Ma D’Alema è un osso duro.

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