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Interni

I bersagli di Report? Nell’85% dei casi il centrodestra

Il 27,2 per cento delle inchieste dedicato interamente alla premier e al suo governo

L'ossessione Report ha attaccato Fratelli d'Italia In foto una telecamera del programma

Se un marziano avesse visto Report tra il 2022 e il 2026, sarebbe arrivato a una conclusione lapalissiana: in Italia esiste un solo partito che merita di essere indagato, vivisezionato e scandagliato. E indovinate qual è? FdI. Per fortuna non siamo su Marte e la favola della trasmissione «super partes» si schianta contro un muro di numeri e di dati. Che permettono di arrivare alla conclusione che la trasmissione di Sigfrido Ranucci più che cane da guardia del potere abbia scelto un solo cortile da sorvegliare. Negli ultimi quattro anni, quasi la metà delle inchieste del programma di Rai3 ha acceso i riflettori su Giorgia Meloni, sul suo governo o sulla sua formazione politica. Tutto il resto, al confronto, è rimasto ai margini. Passando in rassegna le 404 inchieste e le 118 puntate andate in onda tra il 2022 e il 2026 e presenti sul sito emerge un dato che difficilmente può essere archiviato come una coincidenza editoriale: 110 hanno riguardato direttamente il governo e in 41 casi sono stati chiamati in causa la presidente del Consiglio, ministri o sottosegretari del suo partito. Altre 18 inchieste avevano come oggetto principale Fratelli d’Italia, mentre in ulteriori 47 servizi il partito della premier o suoi esponenti comparivano comunque all’interno del racconto, seppur in modo collaterale. Tradotto: quasi una puntata su due, in un modo o nell’altro, è finita per accendere i riflettori sul partito della presidente del Consiglio. Numeri che raccontano anche una sproporzione difficilmente contestabile. Infatti, nello stesso arco temporale il Pd è stato al centro di appena sette servizi (tra cui la cattiva gestione dei rifiuti a Roma e l’abbattimento di bufale ammalate in Campania), mentre il Movimento 5 Stelle è stato protagonista di una sola inchiesta direttamente dedicata al partito, con Beppe Grillo al centro del racconto. A queste si aggiungono altri cinque servizi legati al governo Conte, tra Superbonus e gestione del Covid, realizzati però soltanto dopo la fine dell’esecutivo e senza l’impianto fortemente accusatorio che ha caratterizzato molte delle inchieste dedicate all’attuale maggioranza.

Anche gli argomenti scelti seguono uno schema ricorrente. Rapporti opachi di ministri, sottosegretari o familiari degli esponenti dell’esecutivo, presunte cattive gestioni dei dicasteri e vicende raccontate fin dal titolo con un’impostazione fortemente evocativa. Nomi come Mazzette & Manzette (aprile 2023), I Circoli degli Amici (maggio 2023), Camere di Commercio e Camerati, Che Porci! (29 maggio 2023), Promesse mancate (gennaio 2025), Un mafioso per amico (aprile 2026) o In Nome del Padre (maggio 2026) lasciano poco spazio all’interpretazione, anzi, già dal titolo creano il pregiudizio nello spettatore in modo da spingerlo a credere nella tesi, a volte pretestuosa, portata avanti dall’inchiesta.

La fotografia diventa ancora più nitida se si trasformano i dati in percentuali. Il 27,2% delle 404 inchieste è stato dedicato direttamente al governo Meloni e ai suoi esponenti. Un ulteriore 11,6% ha riguardato Fratelli d’Italia e un altro 4,7% ha coinvolto esponenti del partito della premier. Sommando queste categorie si arriva al 43,5% dell’intera produzione giornalistica della trasmissione concentrata, in forme diverse, su Fratelli d’Italia e sulla sua leader. Dall’altra parte della bilancia le cifre sono decisamente più contenute: appena l’1,7% delle inchieste ha riguardato il Partito democratico e l’1,5% il Movimento 5 Stelle. Briciole.

Dando uno sguardo ai tempi del secondo governo Conte la sproporzione rasenta il paradosso e si contano sulle dita delle mani i servizi contro il M5s o il Pd. Le uniche inchieste sono quelle sul piano pandemico non aggiornato, qualcosa sulla gestione dell’emergenza e quello su un’indagine a carico di Grillo. Briciole anche qui. Ma d’altronde non stupisce che uno di quelli che il giorno dopo l’attentato si recò sotto casa di Ranucci a chiedere alla maggioranza di governo di togliere tutte le querele temerarie ai suoi danni fu proprio l’avvocato del popolo. Lo avrebbe fatto se fosse stato investito dal 43,5 % di inchieste di Report?

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