"Secondo tempo", il docufilm agnostico sugli ultra del calcio

La pellicola, nei cinema da domani, cerca di raccontare in modo obbiettivo il mondo spesso violento del tifo calcistico organizzato
Il regista: «Se l'hanno vietato ai minori di 18 anni vuol dire che abbiamo dato una visione realistica di quanto può accadere in una curva»

Le regole, la cultura e le violenze degli ultra negli stadi come non li avete mai visti, ovvero 105 minuti di piano sequenza su una curva di tifosi vissuti in soggettiva. È quello che promette un film indipendente dal titolo «Secondo tempo», opera prima di Fabio Bastianello che da ieri si ritrova il divieto ai 18. «È stato vietato per il linguaggio cinematografico - spiega il regista allievo di Ermanno Olmi - e tutto quello che accade in un curva, botte e stupefacenti compresi. Ma non è certo questo che abbiamo voluto sottolineare, io amo fare ricerca e in questo caso si trattava di parlare di un argomento raccontato sempre in maniera troppo superficiale».
Il film, in sala da domani distribuito dalla Sommo Indipendent Movie, si presenta come un'opera tra documentario e fiction girata allo stadio Olimpico di Torino con la partecipazione di un centinaio di veri ultra del Toro, chiamati ad affiancare il cast di trenta attori.
Il personaggio principale è un poliziotto infiltrato e dotato di telecamera nascosta. Il tutto per un viaggio attraverso le dinamiche che animano la curva e la violenza, in questo caso suscitata da un errore arbitrale allo scadere del secondo tempo (da cui il titolo del film). «Il mio film - dice il regista, 38 anni, di Milano - aiuta a capire tutte le dinamiche, le regole della curva, il rispetto che c'è, ad esempio, per l'anzianità. Si parla e si fa vedere certamente anche la violenza che, va detto, è praticata non da tutti gli ultra, ma da circa un venti per cento».
Per il regista comunque «Secondo tempo» è anche un modo «per far vedere e capire come la gente della curva non è solo violenza, non è fatta di mostri, ma di persone legate da fratellanza e regole ferree». Le società di calcio spiega ancora Bastianello «non vengono per nulla trattate dal mio film perché sono ormai davvero separate dalla tifoseria. Ma va detto che l'amore verso la propria squadra è rimasto intatto anche senza le agevolazioni delle società. Ad esempio si fanno delle collette per aiutare degli ultra amici che non hanno soldi per fare delle analisi cliniche. Non voglio con questo dipingere gli ultra come dei santi ma in modo agnostico, e nel rispetto di certe regole. C'è in loro una specie di bilancia emotiva capace di farli amare molto e odiare altrettanto».
Le musiche del film sono di Davide De Marinis «una colonna sonora - spiega il regista - volutamente molto melodica quasi a contrasto con la violenza di alcune scene come quelle degli scontri della polizia».
«Il film - conclude Bastianello - è un prodotto inusuale. È proprio nella diversità che sta la sua forza. Si potrebbe quasi definire brutto, nel senso che non rispetta le classiche regole della cinematografia, specialmente quella italiana.

Il fatto poi che la censura abbia deciso di vietarlo ai minori significa che abbiamo fatto un buon lavoro e raggiunto il nostro scopo di fornire una visione il più possibile realistica di quanto può succedere in una curva».

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