Seicentomila euro per le famiglie dei nostri soldati caduti a Kabul

Una raccolta fatta col cuore e che ha toccato il cuore di migliaia e migliaia di lettori del «Giornale». L’avevamo promesso all’indomani della tragedia: non li lasceremo soli, non abbandoneremo le loro famiglie. Era il 17 settembre scorso quando un’auto imbottita con 150 chili di esplosivo, a Kabul, si lanciò nell’ennesimo attentato vigliacco contro due blindati italiani. Morirono sei dei nostri militari: il tenente Antonio Fortunato, 35 anni, sposato con Gianna, insegnante precaria, e con un figlio di sette anni; il primo caporal maggiore Matteo Mureddu, 26 anni, il più giovane del gruppo, avrebbe dovuto sposarsi lo scorso mese di giugno, ma poi aveva deciso di rinviare per partire per l’Afghanistan; il primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, 26 anni, l’autista del mezzo militare; il sergente maggiore Roberto Valente, 37 anni, il più anziano dei sei, aveva appena lasciato la sua città, Napoli, dopo aver trascorso 15 giorni di licenza con la famiglia; il primo caporal maggiore Giandomenico Pistonami, 26 anni, era scampato miracolosamente ad un altro attentato, sempre a Kabul, lo scorso agosto; il primo caporal maggiore Massimiliano Randino, 32 anni, anche lui appena tornato a Kabul dopo una licenza di una dozzina di giorni trascorsi in Italia con la moglie.
Ad aprire la sottoscrizione per aiutare queste famiglie rimaste orfane, era stato l’editore del Giornale donando 80mila euro. Nemmeno sei mesi dopo, si è arrivati a quota seicentomila e oggi a Roma, il denaro raccolto verrà consegnato dal Giornale ai familiari delle sei vittime. Un piccolo contributo che vuole essere anche, e soprattutto, un messaggio: c’è un’Italia che non dimentica. E che piange ancora il sacrificio dei nostri eroi.

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