Serve un "Vocabolario" per leggere i desideri

Alla lettera "D" c'è un cagnolino che si chiama Desiderio, come il tram di Tennessee Williams e, in effetti, la malinconia del racconto ricorda un po' l'opera teatrale: il "Desiderio"

Serve un "Vocabolario" per leggere i desideri

Alla lettera «D» c'è un cagnolino che si chiama Desiderio, come il tram di Tennessee Williams e, in effetti, la malinconia del racconto ricorda un po' l'opera teatrale: il «Desiderio», la parola di cui si parla, come quel cagnolino - detto Desi - rimane tronco, sospeso fra lui e lei; e questo per il fatto, pare, che lei prenda una pillola contro la tristezza, che le lascia la tristezza e, in cambio, si prende anche il desiderio (che poi sia colpa della pillola, che una pillola possa fare davvero tutto questo, sarebbe un altro discorso, forse per la lettera «P», di «Pillola»). «Desiderio» è la parola centrale, il racconto al cuore degli altri, per due motivi: primo, perché la raccolta si intitola Vocabolario dei desideri (Neri Pozza, ogni lemma è accompagnato da una tavola di Pax Paloscia); secondo, perché Eshkol Nevo, che ne è l'autore, anni fa ha scritto un romanzo bellissimo, La simmetria dei desideri, storia di quattro amici che mostra come siano proprio i desideri a muovere il nostro destino, anzi come essi siano il nostro destino, come siano i nostri «burattinai», in senso positivo, non meccanicistico, bensì primario, radicale, umano. Eshkol Nevo sembra credere ancora alla libertà; e così, in questo Vocabolario, che è nato come una rubrica su Vanity Fair (ogni settimana un racconto, brevissimo, per ogni lettera dell'alfabeto), i desideri sbocciano dalla «A» di «Amore» alla «Z» di «Zehu» (che, spiega l'autore, «nella mia lingua vuol dire basta»), e dicono di come siamo liberi di amare, o di non amare, di rimanere incastrati nel passato o di affrontare la verità (alla «V»), perfino di essere felici, se riconosciamo di essere stati così fortunati da avere vissuto «anche una sola notte d'amore».

Questo parlare di desideri, e d'amore, è tutt'altro che sdolcinato, poiché il filo conduttore, che rende questo Vocabolario quasi un unico racconto, è l'ironia, una leggerezza profonda (alla «I» c'è «Italo Calvino»): le vite degli altri in cui Nevo si cala non girano mai come nei romanzi rosa, sono vite di persone normali, a cui capitano cose sconcertanti, oppure cose normalissime che però mettono in discussione l'esistenza intera, da una proposta di matrimonio all'acquisto dei mobili all'Ikea, dal sesso come vendetta a un tentativo (letterario, e mai riuscito) di tradimento, dal trauma infinito di un prigioniero di guerra a un piccolo incidente al supermercato. La migliore è la lettera «Q», comunque.

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