L’edilizia italiana si trova oggi di fronte a una trasformazione inevitabile. Il Paese possiede uno dei patrimoni immobiliari più estesi e longevi d’Europa, ma anche uno dei più energivori e vulnerabili sotto il profilo strutturale. Oltre il 60% degli edifici residenziali è stato costruito prima degli anni Settanta, in un contesto normativo che non considerava né l’efficienza energetica né i criteri antisismici oggi ritenuti essenziali. Il settore residenziale assorbe circa il 40% dei consumi energetici nazionali e una larga parte degli edifici si colloca in aree a medio-alto rischio sismico. Nonostante ciò, gli interventi di riqualificazione profonda restano limitati. La stagione degli incentivi ha accelerato gli investimenti, ma ha anche messo in evidenza una fragilità strutturale: senza processi organizzativi solidi e strumenti di controllo adeguati, l’aumento dei volumi non si traduce automaticamente in maggiore qualità, sicurezza ed efficienza.
È in questo quadro che il tema dell’innovazione tecnologica è entrato con forza nel dibattito sull’edilizia. Intelligenza artificiale, BIM e Digital Twin non sono più concetti teorici, ma strumenti operativi che iniziano a incidere concretamente sul modo in cui gli edifici vengono progettati, ristrutturati e gestiti. Il gemello digitale consente di creare una replica virtuale dell’edificio, integrando dati strutturali, energetici e impiantistici. Su questo modello è possibile simulare scenari di intervento, valutare l’impatto di una riqualificazione e prevedere criticità prima che si manifestino. L’intelligenza artificiale, applicata a questi sistemi, permette di governare la complessità documentale e tecnica, riducendo errori, tempi e margini di incertezza in un settore storicamente frammentato.
Alcune realtà italiane hanno iniziato a muoversi in questa direzione ben prima che la transizione diventasse un’urgenza diffusa. È il caso di Italsoft, gruppo nato in Veneto negli anni ’80 dall’esperienza diretta dei cantieri e da una consapevolezza precoce: l’edilizia non avrebbe potuto evolvere senza ripensare in profondità i propri processi. Fondata da Andrea Brigo e dal fratello Giorgio, cresciuti nell’impresa edile di famiglia, Italsoft nasce come software house in un’epoca in cui la tecnologia era ancora estranea al mondo delle costruzioni. Dalle prime collaborazioni con Apple e IBM, che portarono il software e l’innovazione nei cantieri e negli studi tecnici, l’azienda ha progressivamente spostato il proprio baricentro. Quando il software ha smesso di essere un elemento distintivo, la vera innovazione è diventata la capacità di orchestrare l’intero processo edilizio. Un cambio di prospettiva che si è rivelato decisivo durante la fase del Superbonus, quando la complessità normativa e finanziaria ha messo sotto pressione l’intera filiera.
Attraverso piattaforme proprietarie basate su intelligenza artificiale e sistemi avanzati di controllo documentale, Italsoft ha gestito oltre 15.000 pratiche di asseverazione e circa un miliardo di euro di crediti fiscali. Un’esperienza che ha dimostrato come la tecnologia, se integrata nei processi, non serva solo ad accelerare le operazioni, ma soprattutto a ricostruire fiducia tra imprese, professionisti e sistema bancario. Parallelamente, l’adozione di modelli BIM e Digital Twin ha consentito di affrontare in modo più strutturato i temi dell’efficienza energetica e della sicurezza sismica. La possibilità di creare gemelli virtuali degli edifici ha reso gli interventi più prevedibili e misurabili: secondo i dati aggregati del Gruppo, le riqualificazioni gestite hanno portato a una riduzione media dei consumi energetici intorno al 30%, con benefici che si riflettono nel tempo anche sul valore immobiliare e sulla resilienza strutturale degli edifici.
Questa evoluzione tecnologica sta ora cercando di estendersi a uno dei segmenti più delicati e meno regolati del mercato: la ristrutturazione privata. Un ambito che in Italia vale decine di miliardi di euro, ma che continua a essere segnato da frammentazione e assenza di standard condivisi. È in questo contesto che si colloca Casâbito, il nuovo progetto sviluppato dal Gruppo Italsoft per portare metodo, governance e strumenti digitali anche nella ristrutturazione residenziale. Casâbito nasce come iniziativa su scala nazionale, con un piano di sviluppo che prevede circa 60 aperture entro il 2026. I primi store sono stati inaugurati a Pescara e Torino, segnando l’avvio operativo di un modello che punta a coniugare una regia centrale, basata su processi tracciati, con il radicamento delle imprese locali sui territori. L’obiettivo dichiarato non è introdurre un nuovo operatore sul mercato, ma definire uno standard replicabile in grado di ridurre incertezze, tempi e rischi lungo tutta la filiera della ristrutturazione.
“Il tema non è fare più cantieri, ma farli meglio”, spiega Andrea Piva, AD di Casâbito. “Abbiamo visto cosa accade quando il settore cresce senza strumenti adeguati: aumentano i volumi, ma anche le inefficienze. Con Casâbito proviamo ad applicare alla ristrutturazione privata un modello industriale, in cui ogni fase è tracciata, misurabile e sotto controllo, mettendo la nostra esperienza al servizio delle persone. In pratica standardizziamo il processo per renderlo controllabile e aumentare conseguentemente il livello di affidabilità, pur mantenendo una realizzazione “su misura” per ogni cliente”.
Più che un’operazione commerciale, Casâbito rappresenta l’esito naturale di un percorso industriale costruito negli anni: in un Paese in cui la casa resta uno degli asset economici e simbolici più rilevanti, la qualità del processo diventa parte integrante del valore finale. La vera partita, nei prossimi anni, si giocherà qui. Rendere l’edilizia un settore capace di coniugare sicurezza sismica, efficienza energetica e sostenibilità economica non è solo una questione tecnologica, ma culturale e industriale.
Intelligenza artificiale e gemelli digitali sono strumenti potenti, ma a fare la differenza sarà la capacità di integrarli in modelli chiari, affidabili e replicabili. Perché il futuro delle città italiane passa, inevitabilmente, dalla qualità delle case in cui viviamo.