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La crociera LGBTQ+ resta senza porto: Turchia ed Egitto negano l'attracco

La Scarlet Lady, noleggiata da Atlantis Events, è stata costretta a modificare il proprio itinerario dopo il rifiuto di Ankara, che ha invocato «valori familiari», e quello del Cairo, che non ha motivato la decisione. I passeggeri hanno trascorso una giornata in mare prima di dirigersi verso Creta

La crociera LGBTQ+ resta senza porto: Turchia ed Egitto negano l'attracco
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La nave da crociera Scarlet Lady, noleggiata da Atlantis Events, una compagnia di viaggi per la comunità LGBTQ+, avrebbe dovuto fare scalo il 7 luglio a Kusadasi, una località turistica sulla costa egea della Turchia, ma le è stato impedito l'attracco. Come alternativa, ha ottenuto l'autorizzazione a sostare in Egitto il 9 luglio, ma anche lì le è stato negato l’ingresso ad Alessandria. Alla fine, la crociera ha trascorso una giornata in mare aperto per poi proseguire verso Creta. Altre tappe della crociera di 10 giorni nel Mediterraneo erano Dubrovnik, in Croazia, e Trieste. Circa 1.100 dei 1.900 ospiti della nave provengono dagli Stati Uniti. I restanti viaggiatori tra gli altri, dal Regno Unito, dal Canada e dall'Australia.

La cantante di Broadway Patti LuPone, anche lei uno dei passeggeri, si è svegliata al mattino trovando un avviso sotto la porta della cabina che la informava che la nave stava cercando urgentemente porti alternativi. Le autorità turche hanno vietato l'attracco citando "principi morali" e "valori familiari”. Dunque la nave da crociera si è ritrovata a navigare nel Mediterraneo dopo che due paesi musulmani le hanno negato il permesso di entrare nelle loro acque. Le autorità locali in Turchia, hanno affermato che la crociera era stata "organizzata da gruppi noti per comportamenti non in linea con la struttura della nostra società" e che aveva "causato grande disagio" ai turchi.

L'Egitto non ha fornito una motivazione. "In Turchia sapevano del nostro arrivo; avrebbe avuto un impatto enorme sull'economia", ha dichiarato Randy Slovacek, giornalista e passeggero della Scarlet Lady. “Molti di noi avevano prenotato escursioni a pagamento”. Poi ha proseguito: “Credetemi, io e i miei compagni di viaggio staremo bene: se non vogliono il nostro turismo, brilleremo e spenderemo altrove. Come ha scritto una volta il mio collega blogger Joe Jervis: 'Vorrebbero che fossimo invisibili. Non lo siamo. Balliamo!'"

Egitto e Turchia sono entrambi paesi a maggioranza musulmana i cui governi, negli ultimi anni, hanno intensificato le campagne di esclusione contro le persone omosessuali, costringendo gran parte della vita gay a svolgersi in modo quasi clandestino. Il partito AKP del presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha adottato negli ultimi dieci anni una retorica sempre più dura nei confronti della comunità LGBTQ+, ciò ha suscitato la condanna delle organizzazioni per i diritti umani. Le autorità di Ankara hanno vietato le parate del Pride a Istanbul dal 2015. Il motivo apparente? La sicurezza pubblica.

La situazione è simile in Egitto. Sebbene l'omosessualità qui non sia vietata, il Paese è caratterizzato da una società conservatrice e la discriminazione nei confronti dei gay è diffusa. Gli omosessuali sono spesso arrestati e accusati di dissolutezza, immoralità o blasfemia. Sono sottoposti a esami per verificare se hanno avuto rapporti sessuali omosessuali. Ong per i diritti umani, Amnesty International e Human Rights Watch sostengono che si tratti di una forma di tortura. La polizia spesso persegue gay e transgender per il loro orientamento sessuale e questi ultimi possono anche essere ostracizzati dalla famiglia o perdere cure mediche e occupazione.

Un esempio. Nel 2017 al Cairo si svolge il concerto della band libanese Mashrou Leila. Il cantante del gruppo, Hamed Sinno, è apertamente gay e si erge a difensore dei diritti degli omosessuali. In quell’occasione Sarah, una giovane, aveva sventolato una bandiera arcobaleno simbolo del movimento LGBTQ+. La ragazza è stata tra le dozzine di persone arrestate dalle forze di sicurezza egiziane in quell’occasione e accusata di "promuovere la devianza e la dissolutezza sessuale".

Ritornando all’ultimo fatto di discriminazione. La Atlantis Events, la società che ha noleggiato la nave respinta, è nota per le sue feste in costume e per aver attirato grandi nomi dell'intrattenimento LGBTQ+. Le sue crociere per passeggeri gay, avevano già fatto scalo in quei paesi e ma questa è la prima volta che viene loro negato il permesso per motivi politici e di costume morale.

Kyle Olsen, proprietario di Hermes Holidays, un'altra agenzia di viaggi LGBTQ+, ha affermato che se la Turchia non avesse negato l'ingresso alla nave, l'Egitto non avrebbe emesso il suo divieto. E ha poi chiosato: “Temo che altri paesi si sentiranno incoraggiati a loro volta a vietare le crociere gay nei loro porti”.

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