Si può vivere senza regole? Un certo modo di intendere la libertà è il desiderio di liberarsi dall’imbracatura di qualunque regola. Sartre scriveva che l’uomo è «condannato a essere libero»: nessuno può scegliere al posto nostro.
Ma che cosa cerchiamo, quando cerchiamo la libertà? La vita somiglia a un fiume. Per arrivare da qualche parte ha bisogno di un argine; senza argini si disperde e diventa palude. Chesterton, in Ortodossia, immaginava dei bambini che giocano su un’isola alta sul mare: finché un muro corre lungo il precipizio, si buttano in ogni gioco; quando il muro viene abbattuto non cadono, ma si stringono impauriti al centro, e smettono di cantare.
Eppure gli argini possono essere tanti da trasformare il fiume in una cisterna cieca, come quelle di cui parla Geremia: «cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua» (Ger 2,13).
Non c’è bisogno di essere religiosi per avere delle regole. Spesso sono gli schemi mentali che ci costruiamo per affrontare la vita: abitudini, paure, difese. Servono, finché non diventano una prigione. Gesù lo ricordava: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!» (Mc 2,27). Nel Vangelo di questa domenica un dottore della Legge gli chiede quale sia il grande comandamento. Gesù ne fonde due: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» e «Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Mt 22,37.39).
In queste parole si nascondono tre amori: Dio, il prossimo, se stessi. È difficilissimo tenerli insieme. C’è chi ama Dio e dimentica gli altri, chi si consuma per gli altri e non sa più chi è, chi pensa solo a sé e resta solo. Proprio perché facciamo fatica, non basta la buona volontà: abbiamo bisogno di qualcosa che ridia equilibrio a
tutte e tre queste dimensioni. I Padri del deserto lo chiamavano discernimento. Abba Mosè, nelle Conferenze di Cassiano, lo definiva madre, custode e moderatrice di tutte le virtù. Si racconta che un cacciatore si scandalizzò vedendo abba Antonio scherzare con i fratelli. Antonio gli chiese di tendere l’arco, poi ancora, e ancora, finché l’uomo protestò che, tirato oltre misura, si sarebbe spezzato.
Lo stesso avviene nell’opera di Dio, rispose l’anziano. Il discernimento è la giusta tensione dell’arco. Non è una regola in più, ma lo sguardo che sa dosare le regole perché nessuno dei tre amori divori gli altri. Da qui dipende una vita piena: non un fiume senza sponde, né un’acqua immobile, ma un fiume vivo che sa dove sta andando.
