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Società

Rapporto Aci-Istat, nel 2025 meno morti sulle strade. Ma occorre fare di più

Per la prima volta dal 2021 il numero delle vittime scende sotto quota 3mila. Il ministro Salvini: “Primi risultati incoraggianti dalle modifiche al Codice della strada”. Nel mirino i comportamenti irresponsabili e le sottovalutazioni dei pericoli. L’importanza della task force dedicata alla sicurezza stradale promossa dal Governo che riconosce all’educazione stradale un ruolo centrale nelle politiche di prevenzione

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“Per la prima volta il numero dei decessi sulle strade italiane è sceso sotto quota 3mila. Nel 2025, infatti, secondo i dati Aci-Istat, ci sono state 2.868 vittime, 162 in meno rispetto al 2024. Sono tutti numeri che devono far riflettere”.È il commento del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, dopo la diffusione dei dati annuali Aci-Istat relativi al 2025: calo del 5,3% dei morti sulle strade, mentre il numero degli incidenti e dei feriti segnano, rispettivamente, +2,2% e +1,7%. Il tasso di mortalità stradale - si legge nel rapporto Aci-Istat - passa da 51,4 a 48,7 vittime ogni milione di abitanti. Rispetto al 2019, inoltre, anno preso come benchmark per il decennio 2021 - 2030 sulla sicurezza stradale, le vittime (ammontavano a 53,1 ogni milione di abitanti) scendono del 9,6%.

Costi sociali alle stelle

Resta sempre elevato il costo sociale degli incidenti stradali con lesioni alle persone: poco più di 18 miliardi, quasi l’1% del Pil italiano, ma se si uniscono anche i costi riguardanti i sinistri con soli danni alle cose (4,4 miliardi, la stima di Ania), si arriva intorno a 22,6 miliardi.“Le modifiche al Codice della strada entrato in vigore a dicembre 2024 - avverte ancora Salvini - iniziano a portare risultati incoraggianti che devono però essere accompagnati da ulteriori accorgimenti normativi e di sensibilizzazione”.

Cattive abitudini

Tra i comportamenti errati alla guida (escluso il gruppo residuo delle cause di natura imprecisata: 23,7%) si confermano, come più frequenti, la guida distratta, il mancato rispetto della precedenza o delle segnalazioni semaforiche, la velocità troppo elevata e la manovra irregolare.I quattro gruppi rappresentano complessivamente il 43,1% delle cause di incidente (101.773 casi). Tra le altre cause più rilevanti, il mancato mantenimento della distanza di sicurezza (14.832 casi; 6,3%), il mancato rispetto della precedenza al pedone sugli attraversamenti (7.822 casi; 3,3%) e il comportamento scorretto del pedone (6.419 casi; 2,7%).

Strade urbane e non

Con riferimento alla categoria della strada, sulle vie urbane la prima causa di incidente è il mancato rispetto della precedenza o delle segnalazioni semaforiche (15,2%), seguita dalla guida distratta (12,7%); sulle quelle extraurbane prevale, invece, la guida distratta o l’andamento indeciso (21,3%), seguita dalla velocità troppo elevata (10,1%) e dal mancato rispetto della precedenza o delle segnalazioni semaforiche (5,7%).

Abuso di alcol e guida sotto l’effetto di droghe

A integrazione delle fonti di dati correnti sono state utilizzate anche le sanzioni elevate da Polizia stradale e Carabinieri in occasione di incidenti stradali, con particolare riferimento agli incidenti stradali da alcol e droga correlati. Su 58.607 incidenti stradali rilevati dai due organi, il 7,7% è risultato correlato all’alcol (4.495 casi) e il 3,8% alle droghe (2.208 casi). Il livello di incidenti stradali alcol correlati mostra un trend costante negli ultimi anni (8,2 nel 2024), mentre la proporzione di incidenti stradali alcol correlati sale da 3,0 a 3,8%. Nel 2019 le osservazioni di incidenti stradali alcol e droga correlati erano rispettivamente 8,7% e 3,4%.

Mobilità attiva e micromobilità

Un capitolo importante è dedicato dal rapporto Aci-Istat alle vittime della mobilità attiva e della micromobilità: 253 (+21,6% rispetto al 2024). La categoria più colpita è quella dei ciclisti, sono 198 le vittime (+20%), 30 il numero dei morti tra utilizzatori di biciclette elettriche (+50%) e 25 tra conducenti di monopattini elettrici (+8,7%). Le biciclette tradizionali sono state coinvolte in 15.504 incidenti, anche questi in lieve aumento.I dati mostrano come per il secondo anno consecutivo sia in aumento il numero di deceduti tra gli occupanti di autocarri, che raggiunge 166 (+13,7%). Le vittime tra i motociclisti (802 e -3,4%), i ciclomotoristi (56 e -8,2%) e i pedoni (419 e -10,9%).Quanto ai rischi, l’indice di mortalità per i pedoni è pari a 2,4 ogni 100 incidenti per investimento, quattro volte superiore a quello degli occupanti di autovetture (0,6); il valore dell’indice di mortalità riferito ai motociclisti è 2,5 volte superiore (1,6 morti ogni 100 incidenti) ed è circa 1,5 volte più alto quello per i conducenti e passeggeri di biciclette (elettriche e non) e di monopattini (1 morto ogni 100 incidenti).

Le sanzioni

Rimane alto il numero di sanzioni per uso improprio di dispositivi in auto, in particolare dello smartphone, pari al 94,6% di quelle elevate. In forte crescita le contravvenzioni relative al comportamento dei ciclisti, +36,5%, soprattutto rispetto a quelle comminate dalla Polizia Locale +40,5% (incidenza sul totale delle sanzioni pari all’85%) e dai Carabinieri, +38,6%. Nel complesso, nei Comuni capoluogo sono state elevate 24.139 sanzioni a conducenti di monopattini, un valore più di tre volte superiore a quello del 2024, effetto dell’introduzione delle modifiche al Codice della strada. Un cenno alle infrazioni per guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: nel primo caso sono state emesse 33.203 multe, in flessione del 9,8% rispetto al 2024, nel secondo caso 6.543, in aumento del 47,1% a confronto con l’anno precedente (+68% l’incremento delle sanzioni comminate dai Carabinieri).

Commenti e proposte

“La strada verso una mobilità a mortalità zero - commenta il presidente dell’Automobile club d’Italia, Geronimo La Russa - è ancora lunga. Incidenti e feriti continuano ad aumentare e, soprattutto, i giovani e gli utenti più vulnerabili continuano a pagare un prezzo ancora troppo elevato. Ecco perché dobbiamo continuare a investire nell’educazione stradale, a partire dalle giovani generazioni”.Da qui il riconoscimento dell’importanza della “task force” dedicata alla sicurezza stradale promossa dai ministri dell’Interno, delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Istruzione e del Merito, che riconosce all’educazione stradale un ruolo centrale nelle politiche di prevenzione. E Francesco Maria Chelli, al vertice di Istat: “Ogni anno la presentazione dei dati sugli incidenti stradali rappresenta un momento fondamentale non solo per il bilancio della sicurezza sulle nostre strade, ma anche per la misurazione dello sviluppo del nostro Paese”.Toni Purcaro, presidente di Dekra Italia, torna sugli elevati costi sociali delle sciagure stradali che “rappresentano un impatto enorme per il Paese e dimostrano come investire in prevenzione sia anche una scelta economicamente sostenibile”.

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