Il campo largo non ha ancora trovato la formula per stare insieme alle elezioni, ma nel frattempo può consolarsi con un nuovo terreno di confronto: la braciola. A Modena, dove la Festa dell’Unità è da decenni sinonimo anche di tavolate, griglie e cucina emiliana, la sinistra riesce infatti a dividersi persino sul menù.
A sollevare il caso è la rete ambientalista e vegana “Aria”, che ha indirizzato una lettera aperta ai vertici locali del Partito Democratico contestando l’offerta gastronomica della kermesse. L’accusa è semplice: “troppa carne e poco verde”. E così, dopo settimane trascorse a discutere di candidati, coalizioni e veti reciproci, nel centrosinistra entra ufficialmente in scena anche la salamella.
Secondo gli attivisti, infatti, la questione non sarebbe affatto secondaria. “Scegliere cosa mangiare oggi è uno degli atti quotidiani con cui possiamo incidere maggiormente sulla società e sull’ambiente”, spiegano nella missiva. Il cibo, insomma, diventa un “atto politico”. E il menù della Festa dell’Unità, a loro giudizio, sarebbe troppo sbilanciato verso carne e derivati animali, mentre le proposte completamente vegetali rimarrebbero confinate ai margini.
Un piccolo cortocircuito, soprattutto a Modena. Perché da quelle parti ragù, salumi, lasagne, cotechini e grigliate non rappresentano esattamente una provocazione gastronomica, ma quasi un pezzo dell’identità locale. E anche della liturgia delle vecchie feste popolari della sinistra, dove per decenni il dibattito politico conviveva senza troppi sensi di colpa con piatti decisamente poco vegani.
Ora però cambiano i tempi e cambiano pure le battaglie. La transizione ecologica passa evidentemente anche dal bancone della cucina. Con il risultato che il già complicato rapporto tra Pd, ecologisti e resto dell’arcipelago progressista trova un’altra, insospettabile materia del contendere.
Altro che primarie, leadership e programmi comuni. Per costruire il Campo largo, a quanto pare, bisognerà prima trovare un compromesso tra la braciola e l’hummus.
