Albus e Scorpius, i "figli di" sono i veri protagonisti

I veri protagonisti della storia sono gli amici adolescenti che ne combinano delle belle

Albus e Scorpius, i "figli di" sono i veri protagonisti

Dal nostro inviato a Londra

Dieci anni fa, in un documentario, J.K. Rowling l'aveva buttata lì: "Albus è quello a cui sono più interessata". Parlava dei tanti personaggi ancora in attesa di una storia, di una trama nel mondo di Harry Potter. Albus è Albus Severus, secondo figlio di Harry Potter e Ginny Weasley, che porta due nomi pesanti: quello di Silente, il maestro; e quello di Piton, "l'uomo più coraggioso che abbia mai conosciuto", come lo definisce Harry. Porta anche il peso di molte aspettative che non riesce a corrispondere: Harry Potter and the Cursed child si apre con Albus (sul palco Sam Clemmett) al binario nove e tre quarti, in attesa del treno per Hogwarts, con il padre Harry che lo saluta di fretta. Arrivato alla scuola dei maghi, la prima sorpresa: il cappello parlante lo destina non a Grifondoro (la casa del padre e dei suoi amici cuor di leone), bensì nell'ambigua Serpeverde, la casa dei maghi oscuri, quella del giovane Voldemort. Dice senza girarci intorno Rose Granger-Weasley, la figlia di Ron ed Hermione: "Non è così che sarebbe dovuta andare".

È Albus Severus il vero protagonista dell'ottavo episodio della saga, insieme a un altro esponente della "seconda generazione": Scorpius Malfoy (Anthony Boyle), figlio di Draco, che perde la mamma e deve anche convivere con i pettegolezzi che lo dicono figlio di Lord Voldemort... I due, dai caratteri quasi opposti, diventano amici sull'Hogwarts Express, come Harry, Ron ed Hermione anni prima; sono inseparabili, e sono il vero motore della storia. È soprattutto la voglia di Albus di dimostrarsi all'altezza, di smentire la sua auto-definizione di "figlio deludente di Harry Potter", a mettere sottosopra il passato e a rischio il presente, con l'aiuto di Scorpius e di una maghetta misteriosa dai capelli argentati, Delphie. La vera sorpresa è Scorpius: tanto quanto il padre è odioso (come lo era il nonno Lucius, Mangiamorte legatissimo al Signore Oscuro e nemico giurato dei "mezzosangue"), quanto lui è divertente, simpatico, alla mano. In pratica, fa ridere il pubblico a ogni battuta. Ha ironia (definisce sé e Albus due brilliant losers, due "perdenti brillanti") e coraggio, tanto da affrontare il mondo più buio e mostruoso che si sia mai visto e, nonostante tutto, riuscire a "cambiare le cose": "Sapevo quello che dovevo essere", dice. Albus sa una cosa: "Non ho scelto io di essere suo figlio". Però Scorpius sa che non basta. I due amici sono al loro test: quello della vita (e della sopravvivenza). Come il padre Harry, Albus scopre che con un amico è sempre più affrontabile che da soli.

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