Ma che flop lo spettacolo su Marina Berlusconi

Testo, recitazione, scenografia: non funziona niente. Pubblico basito

Laura Lattuada durante la pièce

«Ma la parte almeno potevano impararla, no?», sbotta una signora in platea rivolta ai suoi vicini di poltrona. Sul palco del teatro comunale di Todi va in scena Intervista immaginaria a Marina Berlusconi per la regia di Filippo Crivelli, spettacolo che apre l'edizione 2014 del Festival. Un grande tavolo, attorno al quale ruotano tutti gli attori. Da una parte loro, i giornalisti «duri e puri», che porranno finalmente «le domande scomode». Sotto il fuoco di fila lei, Laura Lattuada alias Marina Berlusconi, tubino nero, perle al collo e tacchi che uccidono. Alle spalle un maxischermo proietta immagini, volutamente kitsch, della famiglia Berlusconi, della sede Mondadori, di Segrate, e collages che sono infinite variazioni sul tema «a Berlusconi piacciono le belle donne». Il tutto è ambientato, come veramente è, in un teatro. «Perché qui si può anche inventare» - ripetono un po' tutti: gli attori sul palco, l'autrice del testo Emilia Costantini e il direttore artistico del Festival, Luciano Spada. Le prove blindate avevano contribuito a tenere alta la curiosità. Anche per questo, forse, la signora seduta in platea non ha voluto perdersi l'evento. Adesso è lì, e proprio non riesce a rassegnarsi al fatto che due dei quattro attori/giornalisti continuino imperterriti a recitare leggendo il copione. «Anche male» insiste. E non è la sola a lamentarsi.

L'autrice era partita, circa un anno fa, dalle poche interviste rilasciate negli anni dalla primogenita del leader di Forza Italia. «Un personaggio serio, sempre controllato, che si sa muovere molto bene - diceva Costantini - eppure schivo, mai raccontato veramente». L'obiettivo dichiarato quindi è farlo, una volta per tutte. Come, se le risposte che dà Marina sul palco non sono altro che la rielaborazione di quelle fornite nelle interviste ufficiali? «La vera novità saranno le domande», spiegava Costantini. Domande che promettevano di indugiare sugli aspetti meno noti della numero uno di Fininvest e Mondadori: la moglie, la madre, la figlia, l'imprenditrice.

Ciò che si è visto, invece, è un'ora e venti di domande inquisitorie, aggressive, ripetitive, che hanno già al loro interno la risposta che si vorrebbe sentire. E quando non basta, a chiarire il concetto giungono in aiuto brani dall' Opera da Tre Soldi di Brecht, dai Pilastri della società di Ibsen e da Macbeth di Shakespeare. I giornalisti sono quattro, sembrano uno. Facile scambiare il palcoscenico per un tribunale. Imputata lei, Marina, di cosa non si capisce bene. L'imprenditrice a capo delle aziende di famiglia, il rapporto col padre, e poi... Silvio Berlusconi e le donne, Silvio Berlusconi e la giustizia, e ancora Silvio Berlusconi e Silvio Berlusconi tanto che la Lattuada alias Marina a un certo punto esclama esasperata: «Ma non doveva essere un'intervista a me?!». A proposito della Lattuada. La recitazione è sempre nervosa, di chi attacca per difendersi, appare appena più rilassata quando arrivano le (sparute) domande su infanzia, marito e figli.

Appena si accendono le luci tra gli spettatori è tutto un guardarsi a vicenda. Si percepisce sconcerto. Ci sono stati applausi controllati, qualche fischio, molti borbottii. Grande assente sul palco, al momento dei saluti, il regista. Inconsueto per una prima. All'uscita si commenta. Apprezzamento per Laura Lattuada, «che ha retto da sola tutto lo spettacolo», aggiunge uno spettatore. «I giornalisti erano un coro di accusatori», dice qualcun altro.

«Non so se lo spettacolo girerà - continua Emilia Costantini, l'autrice - è stato pensato proprio per il festival». Comunque, se ne dice contenta. Vale la pena ricordare la chiusa del medesimo. «Tutti vogliono la sua fine, ma Marina qui non c'è!», cantano in coro gli attori. Ed è bene ricordarselo.

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