Duffy torna a parlare dello stupro: "Violentata per giorni, ho pensato al suicidio"

La cantante Duffy racconta i dettagli dello stupro e spiega di aver pensato al suicidio prima di incontrare la psicologa che l'ha salvata

Duffy torna a parlare dello stupro: "Violentata per giorni, ho pensato al suicidio"

La cantante gallese Duffy aveva scelto di raccontare su Instagram il dramma vissuto, spiegando di essere sparita per molto tempo dalle scene in seguito ad uno stupro durato alcuni giorni.

La rivelazione di Duffy aveva lasciato tutti sconcertati ma, a distanza di un po’ di mesi da quel primo sfogo, la cantante è tornata per raccontare nel dettaglio quanto le è accaduto, aggiungendo dettagli raccapriccianti.

L’artista, il cui vero nome è Aimee Anne Duffy, ha spiegato che tutto ha avuto inizio nel giorno del suo compleanno. “Sono stata drogata al ristorante, e poi sono stata drogata ancora per quattro settimane e portata in un altro paese – ha iniziato a ricordare - . Non mi ricordo essere salita sull’aereo. Sono stata messa in una stanza d’albergo e il carnefice è tornato e mi ha stuprata. Mi ricordo il dolore e il tentativo di rimanere conscia dopo che era successo”.

Ripercorrendo alcuni dei momenti più drammatici di quell’incubo, Duffy ha raccontato di non aver avuto mai modo di guardare in faccia il suo aguzzino e di aver avuto paura di morire. “[...]Mi avrebbe potuto uccidere. Ho pensato di scappare nella città più vicina mentre dormiva, ma non avevo soldi e avevo paura che avrebbe chiamato la polizia, lui, e forse mi avrebbero considerata una persona scomparsa – ha continuato a scrivere - . Non so come ho avuto la forza di passare quei giorni. Ho sentito la presenza di qualcosa che mi ha aiutata a restare viva”.

Dopo settimane drammatiche, quindi, Duffy ha avuto modo di ritornare a casa. “Sono tornata in aereo con lui, sono rimasta calma, per quanto uno può restare calmo in una situazione del genere, e quando sono tornata a casa mi sono seduta, confusa, come uno zombie – si legge ancora nel suo lungo post sul suo sito- . Sapevo che ero in pericolo di vita, lui mi aveva detto in modo velato che mi voleva uccidere. Con le poche forze che avevo, il mio istinto mi diceva di correre, correre e trovare un posto dove vivere e dove lui non mi avrebbe trovata”.

Rimasta sotto effetto di stupefacenti per ben quattro settimane, Duffy ha ammesso di non ricordare se sia stata stuprata per tutto quel tempo. “[...]Mi ricordo solo del viaggio nel paese straniero e della mia fuga nei giorni successivi. Non so perché non mi abbia drogata all’estero, penso che mi desse una sostanza che non poteva portarsi dietro”, ha detto.

Poi, finalmente, l’incontro con una persona che le ha permesso di risollevarsi dal baratro in cui era caduta e l’incontro con psicologa esperta in violenza sessuale, la prima alla quale ha raccontato cosa le avevano fatto. “La prima persona a cui ho raccontato tutto è stata una psicologa, mesi dopo, un’esperta inglese di trauma e violenza sessuale. Non ho idea di come ho fatto a essere stata così fortunata da trovarla tutti questi anni fa – ha spiegato - . Senza di lei potrei non avercela fatta. Dopo l’esperienza sono stata ad alto rischio di suicidio. Lei mi ha conosciuta, mi ha visto come una persona, ha imparato cose su di me e mi ha capita. L’ha fatto in modo molto gentile”.

Per le prime otto sedute non riuscivo a guardarla negli occhi, il contatto visivo era una cosa che proprio non riuscivo a mantenere [...] Dopo, non vedevo nessuno per settimane e settimane, restavo da sola. Mi toglievo il pigiama, lo bruciavo e ne mettevo uno nuovo. I miei capelli si riempivano di nodi perché non li spazzolavo. Alla fine li ho tagliati del tutto”, si legge ancora nello sfogo.

In conclusione, dunque, Duffy ha spiegato i motivi che l’hanno portata a confessare tutto pubblicamente. “Scrivo questo perché viviamo in un mondo che ci ferisce e non mi vergogno più del fatto che qualcosa mi abbia ferita profondamente – ha detto - . Credo che se parli con il cuore il cuore degli altri ti risponda. Per quanto la mia storia sia oscura, parlo col cuore per la mia vita e per la vita di altri che hanno sofferto come me”.

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