La farsa di Rossini scaccia i pensieri

Il Rof apre con "La cambiale di matrimonio". Al chiuso, con regole.

Pesaro. Se è vero che il teatro crea un mondo a parte, separato da quello reale eppure a quello riferito, lo spettacolo che stasera inaugurerà il Rossini Opera Festival di Pesaro sarà -a tutti gli effetti- una farsa scacciapensieri. Eppure scaturita da una realtà tutt'altro che allegra. La cambiale di matrimonio anno 2020 sarà infatti ricordata come uno dei primi tentativi di allestire in epoca Covid un'opera nel chiuso di un teatro, piuttosto che all'aperto come si è fatto finora.

Così il pubblico, che di solito va a teatro per lasciare la realtà fuori della porta, stavolta se la ritrova davanti agli occhi: l'orchestra in platea al posto degli spettatori, e gli spettatori nei palchi, solo un paio per palco. Perfino gli applausi finali, diradati dalla decimazione coatta, riportano in scena la cruda realtà.

Eppure miracoli della musica di Rossini!- basta che zampillino le note inconfondibilmente lievi del Pesarese perché davvero la buffa commedia del mercante Tobia Mill, che dà in sposa la figlia tramite una cambiale, per un'ora e venti illuda tutti. Così nella gradevole casa delle bambole londinese scenografata da Gary McCann, che spiritosamente veste i personaggi con le stesse tappezzerie fiorate delle pareti, i cantanti evitano di avvicinarsi o toccarsi, ma giocandoci su con l'insperato aiuto del libretto, dove per stizza o avversione ci si nega tanto agli abbracci che alle strette di mano. Questo irrigidisce un po' la regia di Laurence Dale, riducendo le gag con le quali bisognerebbe rimpolpare la gracilità della trama; ma la disinvoltura con cui i cantanti fanno di necessità virtù maschera il limite. E soprattutto l'accattivante virtuosismo di Giuliana Gianfaldoni (la figlia venduta), la prestanza vocale e scenica di Iurii Samoilov (il compratore, disegnato come aitante David Crockett), la simpatia canora di Carlo Lepore (Tobia il venditore) fanno il resto. Se il comune spettatore ignora che quest'opera è la prima composta da Rossini, ad appena 18 anni, non se ne accorge: pur nella sua acerbità essa già contiene l'impronta del genio; e la direzione di Dmitry Korchak sa evidenziarlo. Insomma: al di là del felice esito artistico questa Cambiale è davvero un simbolico assegno in bianco. Con la sua ostinata fiducia nella musica ripaga una città ferocemente piegata dalle sciagura. E rilancia un festival che, nonostante tutto, non si è lasciato piegare.

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