Cultura e Spettacoli

Franco Micalizzi re dei suoni pulp nato con «Trinità»

Franco Micalizzi re dei suoni pulp nato con «Trinità»

Franco Micalizzi. Per molti un carneade, per personaggi come Quentin Tarantino un mito: il re della «musica pulp». E non dite di non aver mai canticchiato il tema di Lo chiamavano Trinità, da lui scritto, come quelli di decine di film di genere che spaziano dagli spaghetti western ai poliziotteschi agli horror passando per commedie come Il piatto piange (dal romanzo di Piero Chiara). Chitarrista, pianista e compositore, i suoi temi funky jazz sono amatissimi in America ed è altresì seguitissimo dai rapper, con cui ha spesso collaborato e che gli campionano continuamente i pezzi. «Se va sul sito Who Sample troverà una decina di miei pezzi campionati in versione rap», dice il maestro che da poco ha inciso l'album Miele, con la Big Bubbling Band e pubblicato l'autobiografia C'est la vie d'artiste. (Dalla frase che, in un momento di scoramento, gli disse una spogliarellista in un night).
Micalizzi si fa le ossa alla Rca, al fianco di artisti come Gianni Meccia («fu il primo cantautore lanciato in hit parade dalla Rca con Il barattolo»), Gianni Morandi («ragazzino dinoccolato»), Rita Pavone, all'epoca una superstar, Claudio Baglioni («menestrello pieno di poetica popolare») e molti altri. Ma Micalizzi punta al cinema e coglie la grande occasione col produttore Italo Zingarelli e col regista E.B. Clucher (nome d'arte di Enzo Barboni) che iniziano a girare Lo chiamavano Trinità. «Era considerato un filmetto di recupero, girato a Roma e in Abruzzo, così dissi a Zingarelli: “dài è un piccolo film con due attori sconosciuti, fammi scrivere la musica”. Feci una canzone un po' swing che però non piacque a Terence Hill e Bud Spencer, dovetti riscrivere il tema ma poi prevalse la prima versione, e il tema principale lo feci cantare ad Annibale Giannarelli, un italo-australiano scartato da tutti perché era troppo bravo». Nessuno poteva prevedere che i cinema sarebbero stati presi d'assalto e che Trinità dal 1970 a oggi sarebbe diventato un successo mondiale, riproposto regolarmente ogni anno in tv con ascolti da record. Persino Jovanotti ha ripreso questa canzone per aprire i concerti del tour Lorenzo negli stadi.
«Ma ci furono periodi duri per questi film - ricorda Micalizzi -; quando Trinità uscì finalmente in cassetta, andai in un negozio a cercarlo e la commessa mi rispose: “guardi là, sotto la scritta trash movie, lo trova di sicuro”». Erano tempi così... «Anche il neorealismo è nato come trash - attacca Micalizzi - fatto con pochi soldi in mezzo alla strada. Fu Tarantino lo sdoganatore dei film di genere, ci ha tolto dalla spazzatura e non a caso ha ripreso il tema di Trinità in Django Unchained e quello di Italia a mano armata in Grindhouse». Già, i poliziotteschi, che dopo le esperienze americane Micalizzi cominciò a scrivere per Umberto Lenzi inventando quel funk jazz all'italiana che tanto sarebbe piaciuto all'estero. «Cominciai con Umberto Lenzi, che stava girando Il giustiziere sfida la città, il primo film con Tomás Milián protagonista», e proseguì con pellicole come Il cinico l'infame il violento, Roma a mano armata, Napoli violenta per arrivare a Delitto a Porta Romana di Bruno Corbucci con Milián nel ruolo del «Monnezza».
Non mancano nella sua carriera temi più melodici come quello di L'ultima neve di primavera, un altro successo clamoroso (brano che Luciano Salce utilizzò per sedurre un'avvenente ragazza) o la chicca di Chi sei?, il primo film horror da lui musicato in America, con il brano Bargain With the Devil ripreso oggi da Mario Biondi. O ancora la musica (altro successo stratosferico) che accompagnava il cartoon Lupin III. Oggi Micalizzi ha abbandonato per forza di cose le colonne sonore. «I film oggi usano la discografia per risparmiare, le colonne sonore sono compilation di canzoni. Eppure scommetto che oggi un bel western farebbe esplodere il botteghino». Ma lui ha già trovato altri interessi; dopo aver suonato con alcuni dei migliori giovani rapper italiani, ora sta preparando un album «di fusion, suoni brasiliani e funky che sarà una bomba».

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