Ginevra Elkann, "magari" la stampa fosse sempre così

Ginevra Elkann, "magari" la stampa fosse sempre così

Col progetto «La Rai con il Cinema Italiano» per otto settimane su RaiPlay passa un film in esclusiva. Primo titolo, giovedì scorso, Magari, opera d'esordio di Ginevra Elkann, scritta con Chiara Barzini. La prima è nipote di, figlia di, sorella di. La seconda è bisnipote di (Luigi Barzini Jr.). La casa di produzione è Wildside, di Lorenzo Mieli (figlio di). Può capitare.

La pubblicità del film sulla Rai (co-produttore) passa ogni 20 minuti.

Il film storia di tre fratelli molto legati fra loro e molto ricchi che vivono con la madre e poi si ritrovano scaraventati nell'esistenza del padre, ma nonostante le tensioni quotidiane continuano a credere che un giorno magari possano tornare a unirsi come un tempo - fu presentato al Festival di Locarno l'agosto scorso, poi causa Covid la distribuzione nelle sale è saltata e così ora va su RaiPlay. Il primo giorno, per via di difficoltà tecniche sulla piattaforma Rai, pochi fortunati, e a ore tarde, sono riusciti a vederlo, cliccando e ricliccando per le continue interruzioni. Molti, a leggere Facebook, hanno rinunciato dopo infiniti tentativi. Comunque, scaricabile gratis, il film in una settimana ha avuto 360mila view (dati non ufficiali). Ma non è che hanno contato come visualizzazione ogni tentativo di riavviare il film? C'è chi in mezz'ora ne ha fatti 35-40... Quindi?

Quindi il film presentato dai critici della carta stampata con toni elegiaci, gli stessi dalla pellicola, «Tra realismo e magia del quotidiano si afferma con forza una nuova voce del cinema italiano» è la critica più ingenerosa - è piaciuto molto. Soprattutto alla grande stampa (che peraltro all'unanimità aveva apprezzato il corto della Elkann Vado a messa, 9 minuti!, proiettato a Venezia nel 2005). I giornali, si sa, da sempre amano gli Agnelli con lo stesso trasporto con cui gli Agnelli amano i giornali.

Comunque per lanciarlo la Repubblica - proprietà di John Elkann (fratello di) - ha dedicato un'intera pagina al film «che sorprende per la delicatezza con cui racconta... l'eleganza con cui risolve... dove ogni stucchevolezza è evitata...». E a noi, che lavoriamo da vent'anni al Giornale, rinfacciavano il fatto di scrivere per il quotidiano del fratello di Berlusconi... Come si fanno le faccine che ridono?

Il Messaggero, da parte sua, ha persino messo in prima pagina il richiamo alla recensione, e il Corriere della Sera che con gli Agnelli ha un certo legame da quando i secondi si vestivano alla marinara e il primo era ancora il Corriere - ha riservato una doppia intervista ai protagonisti, Scamarcio e Rohrwacher: «Così siamo entrati nella vita dei piccoli Agnelli». Del resto, come disse benissimo Troisi, «Tutti vorremmo essere un Agnelli».

Ora, la domanda non è: «Com'è il film?» (risposta: se togli l'autobiografia resta un film carino, un Muccino con meno urla o un Ozpetek senza gay, al più la prima Archibugi). Ma: «Come è possibile che i giornali diano così tanto spazio a un'opera prima?». Come ha fatto notare un critico cinematografico su Facebook, se succede con il debutto di una giovane cineasta, significa che è un capolavoro assoluto. Casi simili negli ultimi anni sono pochi. Nemmeno quando Sorrentino esordì con L'uomo in più ebbe la prima pagina. Né Sollima, i Manetti Bros., i fratelli D'Innocenzo...

Un'altra ipotesi, invece, è che la famiglia Agnelli-Elkann stia attraversando un periodo delicato, e in qualche modo occorre sostenerla. Magari.

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