Heather Parisi: "Forse un domani farò il nome del mio aguzzino"

Heather Parisi pubblica un post su Instagram in cui torna a parlare delle rivelazioni fatte a Live! sulle violenze subite da un suo ex del quale, per il momento, ha deciso di tenere nascosta l'identità

Heather Parisi: "Forse un domani farò il nome del mio aguzzino"

Lo scorso 18 novembre, Heather Parisi raccontava nel salotto di Live! Non è la d’Urso di aver subito violenze da uno dei suoi ex compagni e, a distanza di una settimana, in occasione della giornata dedicata alle donne vittime di abusi, la ballerina torna a parlare sul suo profilo Instagram.

Spiegando di aver ricevuto numerosissime e-mail e messaggi di solidarietà da parte di alcune donne e altrettante richieste di aiuto da chi ha vissuto – o sta vivendo – i suoi stessi drammi, la Parisi ha deciso di condividere con chi la segue un’esperienza “che ha lasciato solchi profondi nella mia vita”. “Mi era stato chiesto di parlare della maternità a 50 anni e di sovranismo. Ho detto di no al sovranismo – ha esordito la ballerina, riferendosi agli argomenti trattati durante la trasmissione serale di Barbara d’Urso - .Volevo parlare di altro. Non come fanno ahimè molti volti noti a fine carriera che si divertono a raccontare cosa hanno fatto sotto le lenzuola. Io volevo parlare di un’esperienza che ha lasciato solchi profondi nella mia vita: la violenza sulla donna dentro le mura di casa”.

Heather Parisi, quindi, ha spiegato cosa l’ha spinta a raccontare per la prima volta in tv le violenze subite. Lei, che fino ad una settimana fa aveva condiviso il dramma solo con il marito, Umberto Maria Anzonilin, è riuscita a tirar fuori tutto il dolore per aiutare tutte coloro che vivono la sua stessa situazione. Consapevole di quanto sia difficile per una donna parlare della violenza tra le mura domestiche, la Parisi ha accusato la società tacciandola di essere spesso la causa di silenzio ed omertà. “Tutti minimizzano”, ha scritto la ballerina, puntando il dito contro coloro che troppe volte non credono ai racconti di abusi, fanno “finta di non capire” o “non vogliono credere”. Questi atteggiamenti, dunque, andrebbero a sommarsi alla violenza che già si subisce “rendendola ancora più insopportabile”, mentre tutti coloro che giudicano senza sapere, si trasformano, a loro volta, in aguzzini. “Non più uno, ma cento, mille aguzzini, tutti quelli che ti giudicano senza sapere, che usano la tua debolezza per ergersi a moralisti, che preferiscono “parlare d’altro” perché la violenza è scomoda e disturba più del gossip”.

Per una donna, raccontare la violenza che ha subito, è forse un dolore ancor più grande della violenza stessa – ha aggiunto ancora la Parisi, che ha scelto volontariamente di non fare nome e cognome dell’uomo che l’ha vessata per diverso tempo - . Non è solo il ricordo di quanto ti è successo, non è solo la rabbia di non essere stata capace a ribellarti, ma è anche la vergogna di apparire agli occhi della gente sporca e debole e la consapevolezza che la gente ti giudicherà e alcuni ti condanneranno ingiustamente. Oggi, non sono più la ragazza giovane e naif, vulnerabile e ingenua di cui molti si approfittavano".

Oggi, però, il rapporto d’amore con il marito, ha dato a Heather Parisi la forza di parlare con l’intento di sensibilizzare la gente “di fronte a un problema che si sottovaluta” e, solo per il momento, la ballerina ha deciso di non rendere noto il nome dell’ex compagno che ha abusato di lei. “Per adesso, non mi interessa fare il nome del mio aguzzino. Domani? Forse. Oggi voglio dare coraggio a chi non ha ancora il coraggio. Basta alla violenza sulle donne!”, ha concluso.

Una settimana fa sono stata ospite a @barbaracarmelitadurso e da allora continuo a ricevere tantissime e-mail di solidarietà, ma anche di grida disperate di aiuto di donne che hanno vissuto o vivono esperienze simili a quella che ho vissuto io. Mi era stato chiesto di parlare della maternità a 50 anni e di sovranismo. Ho detto di no al sovranismo.Volevo parlare di altro. Non come fanno ahimè molti volti noti a fine carriera che si divertono a raccontare cosa hanno fatto sotto le lenzuola. Io volevo parlare di un’esperienza che ha lasciato solchi profondi nella mia vita: la violenza sulla donna dentro le mura di casa. Non ne ho mai parlato con nessuno se non con Umberto. Quando vivi un’esperienza di quel tipo ti senti sola. È impossibile trovare aiuto. Tutti minimizzano. Io ho fama di ribelle, di pazzerella e a una come me, si crede ancora di meno. L'ambiente attorno a te, non capisce o fa finta di non capire. Anche ora c'è chi non crede o non vuole credere. Gente qualunque, ma anche gente che millanta conoscenze o frequentazioni. E questi atteggiamenti si sommano alla violenza che hai subito rendendola ancora più insopportabile. Non più uno, ma cento, mille aguzzini, tutti quelli che ti giudicano senza sapere, che usano la tua debolezza per ergersi a moralisti, che preferiscono “parlare d’altro” perché la violenza è scomoda e disturba più del gossip. Per una donna, raccontare la violenza che ha subito, è forse un dolore ancor più grande della violenza stessa. Non è solo il ricordo di quanto ti è successo, non è solo la rabbia di non essere stata capace a ribellarti, ma è anche la vergogna di apparire agli occhi della gente sporca e debole e la consapevolezza che la gente ti giudicherà e alcuni ti condanneranno ingiustamente. Oggi, non sono più la ragazza giovane e naive, vulnerabile e ingenua di cui molti si approfittavano. Oggi ho le spalle coperte da un rapporto d'amore vero e sincero e voglio sensibilizzare la gente di fronte a un problema che si sottovaluta. Per adesso, non mi interessa fare il nome del mio aguzzino. Domani? Forse. Oggi voglio dare coraggio a chi non ha ancora il coraggio. Basta alla violenza sulle donne! #heather

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