Irene Lanza, l'artista che "ripara" i rifiuti del mare e li trasforma in sculture nella sua Stromboli

Carcasse, latte di benzina, forchette e cavatappi sono le materie prime utilizzate: "Le trovo la mattina, quando vado a ripulire la spiaggia"

A Stromboli è il fuoco a decidere tutto. C'è il vulcano a dettare da sempre il profilo dell'isola e il ritmo dell'esistenza dei suoi abitanti, e ci sono gli incendi. L'ultimo - accidentalmente provocato, amarissima ironia della sorte, durante le riprese della fiction Rai Protezione civile - ha distrutto cinque ettari di macchia mediterranea: una tragedia.

Eppure Irene Lanza, artista strombolana alquanto visionaria, vi ha colto un segno e, recandosi dopo l'incidente di luglio sul versante della montagna per capire che cosa ne fosse rimasto, ha scovato un relitto: l'elica di un aereo della Seconda guerra mondiale. Diventerà a breve una sua nuova e simbolica installazione, perché è questo ciò che Lanza - una vita divisa tra Stromboli e Catania - porta avanti da tempo: dona nuova vita ai relitti del mare e di terra della sua isola. Le installazioni nascono dal recupero fortuito, per lo più sulla spiaggia, dei rifiuti che arrivano dal mare: carcasse, latte di benzina, un pezzo di marmitta, un cavatappi, una forchetta.

«Hanno già impressa una memoria fascinosa di quanto hanno vissuto: sono già in sé potenti, perché lavorati dal mare. In alcuni punti il ferro e le rocce e la ghiaia si sono fusi: formano un nuovo elemento, un pezzo unico. Fra tutti, preferisco i rottami di ferro che trovo sul bagnasciuga al mattino, quando vado a ripulire la spiaggia: hanno un colore arancione o giallo che mi affascina. A volte passano mesi prima che decida che cosa farne e come assemblarli», racconta dalla sua casa di Stromboli.

Irene Lanza è artista autodidatta che ripara i rifiuti del mare, ripulendo le coste della sua amata isola, proprio come aggiusta con garbo e sapienza i corpi dei suoi pazienti (è anche osteopata). Le sue opere si presentano come sculture ben saldate insieme - ed ecco di nuovo la potenza demiurgica del fuoco - dove s'intravede appena la cicatrice fra un pezzo e l'altro: stupiscono per la loro apparente leggerezza, paiono quasi ricamate. «Amo l'idea che da rifiuti di ferro possano generarsi nuove forme, che possa nascere bellezza da qualcosa che è stato gettato: uso volutamente dei titoli generici per le mie sculture, perché vorrei che ciascuno vi cogliesse qualcosa di personale», conclude Lanza. E di certo accade, mentre si passeggia nel chiostro normanno benedettino di Lipari, cuore delle Isole Eolie, dove le installazioni di Irene Lanza sono ora parte significativa della mostra «Eoliè 22 Umana eccellenza», un evento tra arte, letteratura e società, giunto alla seconda edizione e curato da Francesco Malfitano (la mostra è a ingresso libero, fino al 16 agosto). Le colonne multiformi e i fantasiosi capitelli del chiostro costruito dopo l'invasione dei Turchi recuperando le rovine dell'isola nell'anno Mille sono la perfetta cornice per le sculture di Lanza e per la presentazione dei lavori di altri artisti, come la Megaptera in maiolica, lunga dieci metri, del ceramista di Caltagirone Nicolò Morales, la casa-rifugio di Guido Airoldi, le anfore recuperate e reinventate da Alessandro La Motta, mentre Valentina de Martini e Davide Frisoni prediligono la pittura, la prima con tele dedicate al mondo animale, il secondo con lavori su città fantastiche.

A testimonianza della vivacità culturale dell'arcipelago delle Eolie, c'è la partecipazione al progetto anche di Francesco Pessina, già ideatore della Biennale di Filicudi, isola dove ora vive e lavora e che impregna con la sua bellezza primitiva le sculture della serie Homo presentate a Lipari in questa originale e suggestiva collettiva estiva di arte contemporanea.

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