La Leosini "racconta i colpevoli"

Stasera parte "Che fine ha fatto Baby Jane?" con due puntate su Rai3

La Leosini "racconta i colpevoli"

Come vive chi ha commesso un omicidio, quando ha scontato la propria pena? E la società come si rapporta a queste persone? Che fine ha fatto Baby Jane? è il nuovo programma di Franca Leosini, due puntate in prima serata su Rai3. I protagonisti di Storie Maledette raccontano il secondo atto della loro vita. La puntata di questa sera è centrata sulla storia di Filippo Addamo, reo di aver ucciso a 23 anni la madre Rosa, divenuta l'amante di un amico del giovane. L'11 novembre toccherà a Katharina Miroslawa, ex ballerina polacca condannata nel 93 a 21 anni come mandante morale dell'omicidio dell'amante, l'imprenditore Carlo Mazza.

Attraverso quelle storie di nera è possibile recuperare la memoria di un paese e del suo costume, che supera ma non cancella. «La società perdona, ma non dimentica», precisa Leosini: «Esiste il cosiddetto diritto all'oblio, un bellissimo slogan che non trova però riscontro nei fatti. Ma per queste persone il rapporto più difficile rimane quello con loro stesse. Prendiamo Addamo, oggi si è sposato, ha un bambino, ma in lui è vivo il rimorso di quel gesto, una maledizione da cui non si libera». La conduttrice, punta storica del giornalismo, nota per le sue espressioni che sono di culto anche sui social, ha sempre avuto le idee chiare su un punto preciso. Non tutti i crimini, a suo dire, sono commessi da criminali.

«I criminali sono quelli che hanno una vita progettata e volta al crimine. Tutti i miei interlocutori sono invece persone che hanno commesso un crimine, è diverso». E qui, Leosini tenta da sempre in tv l'impresa più ardua: raccontare i colpevoli, presunti o conclamati che siano. «Con Che fine ha fatto Baby Jane? l'impresa era particolarmente difficile. Spesso chi ha commesso un crimine tende a non voler riproporre pubblicamente quel passato. Ma chi si è raccontato nei miei programmi spesso ha poi avuto una ricaduta positiva».

Celebri anche i suoi rapporti epistolari con quelli che la società definisce assassini. «Con molti di loro ne mantengo tuttora. Conosco il carcere, so cosa voglia dire per loro ricevere una lettera. Per me esiste la pietas, un gesto di attenzione umana verso chi ha affidato a me la sua storia». Solo una volta, una grande delusione che si chiama Angelo Izzo. «Il massacro del Circeo è stato un gesto di altissimo crimine. Avendo parlato a lungo con lui negli anni successivi ero convinta che fosse da circoscrivere a un periodo sciagurato della sua vita. In seguito invece l'ha ripetuto. Per me è stata un'enorme delusione personale. Da allora non ho più voluto avere contatti con lui. Mi ha scritto, ma non ho mai più risposto».

E a chi la definisce la nostra «Signora in giallo» risponde con la consueta umiltà: «Sono più che altro una signora che lavora tanto. Faccio poche puntate per volta, con grande disperazione dei miei direttori di rete. Per ogni storia studio con minuzia gli atti processuali: raccontare l'animo delle persone richiede doverosa attenzione».

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