Ma quanta botanica nascosta nelle fiabe

Rino Cammilleri

Giuseppe Sermonti è un genetista (e fratello di quel Vittorio che leggeva Dante meglio di Benigni). Anzi, è il decano dei genetisti italiani. Il suo curriculum è lungo un chilometro e non posso riportarlo qui. A furia di studio si è reso conto che sia Darwin che lo scientismo hanno torto, e che l'evoluzionismo è un mito moderno. Non l'avesse mai fatto. Poiché neanche la Scienza è una scienza esatta, ma soggiace anch'essa a tutte le miserie umane (ideologia, carrierismo, invidie, sgambetti, inquisizioni, etc.), il Nostro finì nell'angolo culturale. Lo incontrai una volta a Pisa, dove lo avevo chiamato a spiegare la sua posizione. Ma, giovane e sprovveduto, commisi l'errore di invitare anche un accademico locale di parte avversa. Il quale si portò dietro la claque di ruffiani aspiranti a un posticino alla sua ombra. E andò come (non) doveva andare, anche perché, giovane e sprovveduto, non avevo assoldato dei nerboruti buttafuori. Darwin vinse a furia di urli e interruzioni, così che il pubblico, frastornato, di tutta quella serata scientifica capì solo una cosa: chi tocca Darwin muore.

Per fortuna Sermonti è uno scienziato d'altri tempi, cioè vero. Infatti, non limita il suo sguardo alle angustie della iperspecializzazione, ma, come un uomo di scienza del Medioevo, studia il tutto, perché sa bene che ogni cosa è collegata. Non sorprenderà, dunque, la di lui attrazione fatale verso il mondo delle fiabe, conscio del fatto che certe verità si possono tramandare solo attraverso il mito e, appunto, la fiaba. Sermonti, già autore di Alchimia della fiaba e altre incursioni nel tema, torna adesso, per così dire, sul luogo del delitto con Fior da fiore. Novelle botaniche (Lindau, pagg. 240, euro 24). E comincia osservando il cielo. Perché è popolato di oggetti, animali ed eroi (le costellazioni) ma nessuna pianta? «Come se il buio della notte non consentisse al verde dei vegetali di crescere». E dire che l'«asse del mondo» è un albero, che sia l'Yggdrasil scandinavo o l'Albero della Vita dell'Eden. Ma procediamo anche noi col metodo del fior da fiore. «Il personaggio canonico della fiaba barocco-caducifoglia è Cenerentola, la reclusa, la tormentata, la esclusa». Ma, «come Persefone, balla insieme alla due sorellastre, ed è lei la prescelta dal re». Come il corpo di Osiris sulla barca che lo porta al tempio, «è splendidamente abbigliata nel suo transito verso il palazzo». Cenerentola è la pianta stagionale, la caducifoglia. «Come fiore primaverile è aspersa di polvere e condotta a nozze e lo sposo regale la riconosce per le sue misure, come insetto sulla coppa del fiore». Passiamo a Biancaneve. Secondo i Grimm, c'era una volta una donna che, sotto a un ginepro, sbucciando una mela si tagliò un dito e il sangue gocciolò sulla neve. «Ah disse- avessi un bambino, rosso come il sangue e bianco come la neve!». La donna fu esaudita, ma morì di parto e volle essere sepolta sotto a quel ginepro. Il ginepro è «un arbusto sempreverde, fitto di foglie aghiformi dure, pungenti». Ed «era sacro ad Artemide, vergine boschiva puntuta e lunare, Artemis Kedreatis». Tra parentesi, la falce della luna ne era il simbolo e il suo tempio maggiore stava ad Efeso. Dove andò a vivere la Vergine cristiana, che la falce di luna la tiene sotto ai piedi. Ma questo è un altro discorso Sermonti, da scienziato, mette nel suo libro anche le tavole con le figure delle piante e dei personaggi mitologici, nonché un glossario vegetale. Le fiabe analizzate sono ventidue e non mancano le più famose, come Cappuccetto Rosso, Barbablù, nonché La bella addormentata figurarsi- nel bosco.

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