La radio si evolve grazie all'«ibridizzazione»

Uno dei fenomeni (all'apparenza) più sottovalutati è la cosiddetta «ibridizzazione» della radio. Si tratta, in sostanza, dei canali radiofonici che trovano uno spazio video sul digitale terrestre oppure su Sky. L'audio incontra il video. Il deejay diventa anche veejay. Quindi il detto «video killed the radio star» sta per finire semplicemente perché video e radio vanno sempre più frequentemente di pari passo. È ormai una tendenza che quasi quotidianamente trova conferme. L'altro giorno è stato annunciato lo sbarco satellitare di Rds Social Tv e quello di Radio Italia Rap, che è già su Dtt in alcune zone italiane, mentre è recentissima la notizia di Rmc Sport Network che ha ottenuto spazio sul Dtt in Lombardia ma solo audio (quindi senza video, il che è straniante). E novità sono attese, secondo indiscrezioni, sia per Radiorai che per Radio Vaticana. In poche parole, dopo avere assorbito con forza creativa la botta del web, la radio trova molte strade nuove, a conferma di una vitalità imprevedibile un decennio fa. Ora la radio è il media più agile e reattivo, quello che sa adattarsi alle novità meglio della televisione o della carta stampata. Il caso più eclatante è quello di Rtl 102.5, che da anni trasmette in «radiovisione» e sta trasformando i propri deejay in veri e propri volti popolari anche perché in tantissimi locali pubblici, specialmente al sud, la tv è accesa proprio su Rtl. La quotidianità diventa popolarità. E l'«ibridizzazione» diventa una delle nuove facce della comunicazione. Sarebbe un errore gravissimo sottovalutarla.