Ricci contro i detrattori di Giass: "Un esperimento, siamo stati coraggiosi"

L'ideatore di Striscia difende la sua ultima creatura: "E il politically correct è molto più violento delle mie trasmissioni"

Antonio Ricci, al centro, con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu
Antonio Ricci, al centro, con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu

Antonio Ricci combatte sempre come un leone e non ci sta a dare ragione a chi spara a zero sulla sua nuova creatura "Giass". In una lunga intervista con Il Fatto Quotidiano, l'autore e produttore ligure racconta di non essere troppo preoccupato dell'esordio sottotono del programma di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu: "Abbiamo fatto i kamikaze, siamo stati coraggiosi", dice riferendosi alla sfida con Fabio Fazio (gli ascolti non eccellenti hanno costretto a spostare il programma dalla domenica al martedì sera, ndr).

"Come per tutte le novità, ad esempio il restyling di quotidiani e siti, provoca spaesamento e un'iniziale repulsione - prosegue Ricci - A Giass ti devi affezionare. È pieno di sfumature, di scorrettezze, di citazioni e io comunque non faccio il chirurgo." Del resto, Ricci sembra non preoccuparsi troppo degli ascolti delle prime puntate: "C'è chi mi vuol fare il funerale. Però Giass è un esperimento e io ho le spalle coperte dai milioni e milioni di spettatori che guardano Striscia la Notizia e Paperissima sprint. In ogni caso cado in piedi."

Luca e Paolo, poi, a Ricci piacciono ("Non si risparmiano e intervengono con serie ragioni mai dettate dal divismo"), e di Internet e Twitter non bisogna preoccuparsi troppo, perché "non producono ascolti". Del resto quello che pensa delle critiche, Ricci non lo manda a dire. Ad Aldo Grasso, che aveva parlato di "comicità scarica", risponde con ironia: "Sparare a un critico con la televisione è come renderlo fosforescente. Lui vorrebbe, l'ho accontentato." Di Gad Lerner, che aveva associato il fiasco di Giass a una "felice evoluzione nel gusto degli italiani", Ricci dice che è "un vanesio che conduce danni una guerra a Striscia, un rosicone mostruoso, nei miei confronti cova revanchismi da destabilizzato cronico."

Del resto l'ideatore di Drive In e di Striscia non risparmia nemmeno la politica, distribuendo giudizi sferzanti anche su chi con la televisione ha meno a che fare: dal presidente della Camera Laura Boldrini ("una Madonna laica, per me è un'ossessione") al giornalista Massimo Gramellini ("Sembrava una persona normale, ma ha subito una mutazione. Ha perso i freni inibitori. Esonda e sputacchia"). Insomma, per riassumere in una parola: "C'è più violenza nel politicamente corretto che in una sola delle tante trasmissioni che ho immaginato". Una rivendicazione che suona un po' paradossale e un po' provocatoria, in perfetto stile Striscia.

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