Venezia, cinquina italiana per novant'anni di cinema

Amelio, Guadagnino, Nicchiarelli, Crialese e Pallaoro i nostri film in concorso. E tante star

Venezia, cinquina italiana per novant'anni di cinema

«Non sono i soldi che mancano nel cinema italiano. Ho visto buona parte di più dei 200 film presentati e molti sono al di sotto della soglia di qualità accettabile». Parola di Alberto Barbera, il più longevo direttore del più antico festival al mondo, la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia giunta all'edizione numero 79, al Lido dal 31 agosto al 10 settembre. Nell'anniversario dei 90 anni di attività, la Mostra, grazie anche al presidente Roberto Cicutto che Barbera ringrazia sibillino per averlo «sempre difeso dalle pressioni», trova nuovi spazi di proiezione, la Sala Corinto con 340 posti e quella dei mosaici per le conferenze stampa. Ma, anche con un'analisi così dura, nel concorso principale hanno trovato posto cinque titoli di registi italiani, proprio come lo scorso anno, perché ovviamente sottolinea il direttore questi film «sono ottimi e in qualche caso eccellenti». Si tratta de Il signore delle formiche di Gianni Amelio, prodotto da Bellocchio, con Luigi Lo Cascio nei panni dell'intellettuale Aldo Braibanti condannato per plagio in un tristemente famoso processo nel 1968 in un'Italia che non accettava la sua relazione omosessuale con un giovane adulto. Torna a Venezia Emanuele Crialese con L'immensità, a più di dieci anni di distanza dal precedente Terraferma, con protagonista Penélope Cruz. Per il secondo anno consecutivo troviamo Susanna Nicchiarelli che, dopo Miss Marx, con Chiara ha deciso di raccontare un'altra grande donna, una santa all'ombra di Francesco d'Assisi. A chiudere il quintetto troviamo due tra i nostri registi più internazionali e cosmopoliti che infatti girano all'estero e in lingua inglese: Andrea Pallaoro con Monica e Luca Guadagnino con Bones and All sull'America più profonda e marginale.

Certo i film italiani sono un po' dappertutto, fuori concorso, oltre al film corale di Paolo Virzì Siccità, c'è il nuovo documentario di Gianfranco Rosi In viaggio che segue appunto le trasferte di Papa Francesco, poi l'atteso testamento critico di Enrico Ghezzi, due cortometraggi del grande artigiano dell'animazione Simone Massi e, come film di chiusura, The Hanging Sun di Francesco Carrozzini con Alessandro Borghi. Una produzione Sky presente anche con il nuovo documentario di Francesco Zippel Sergio Leone l'italiano che inventò l'America. Anche Anselma Dell'Olio, dopo Ferreri, continua il suo studio sui grandi registi italiani con Franco Zeffirelli, conformista ribelle.

Tornando al concorso, oltre ai cinque italiani, troviamo altrettanti film statunitensi e francesi mentre al resto del mondo rimangono le briciole (ci sono due film iraniani tra cui l'ultimo di Jafar Panahi, recentemente arrestato con altri due colleghi, mentre mancano all'appello ad esempio film cinesi o russi). Barbera ci riprova a intercettare gli Oscar ricordiamo che la presidente di giuria sarà l'attrice Julianne Moore con il film di apertura di Noah Baumbach con Adam Driver e Greta Gerwig, White Noise, targato Netflix e tratto dal romanzo di DeLillo Rumore bianco mentre con The Whale di Darren Aronofsky porterà a Venezia Brendan Fraser, un interprete non proprio da festival (ricordate la saga de La mummia?). La lanciatissima Ana de Armas interpreta Marilyn Monroe nella produzione Netflix Blonde di Andrew Dominik dall'omonimo libro di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo) e Cate Blanchett una genia della musica in Tár di Todd Field, mentre il pieno di grandi attori al Lido, per la felicità del pubblico che li potrà vedere da vicino senza più il muro anticovid per gli assembramenti, continuerà grazie a tre film britannici (ma c'è anche un corto di Sally Potter con Javier Bardem e Chris Rock), The Son di Florian Zeller con Hugh Jackman, Laura Dern, Vanessa Kirby e Anthony Hopkins, The Eternal Daughter di Joanna Hogg con Tilda Swinton e The Banshees Of Inisherin di Martin McDonagh con Colin Farrell.

Fuori concorso troviamo invece gli autori più storici e i titoli più politici, dal grande Walter Hill che rivisita il western con Christoph Waltz e Willem Dafoe, al filippino Lav Diaz che realizza un film di solo tre ore, e poi Paul Schrader, Leone d'Oro alla carriera con Catherine Deneuve, Oliver Stone che interviene polemicamente sul nucleare, l'instant-movie di Evgeny Afineevsky sull'Ucraina definita da Barbera «vittima dell'aggressione dell'imperialismo di Putin», fino a due miniserie molto attese che verranno proiettate per intero, The Kingdom Exodus di Lars Von Trier e Copenhagen Cowboy del mitico regista di Drive Nicolas Winding Refn. Qualcuno sui social già scrive che solo per questa serie Netflix vale la pena di andare al festival. E vai a capire se è proprio un complimento...

Commenti