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Comunque sia inizierà la stagione delle riforme

Partire per gli USA può anche servire a rilucidare gli ottoni del calcio italiano già parzialmente recuperato dalle due finali Champions dell'Inter

Comunque sia inizierà la stagione delle riforme
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Cosa ci giochiamo domani sera in Bosnia? Può sembrare un quesito banale e invece consente di allestire una serie di scenari futuri che offrono all'appuntamento un maggiore appeal. È scontato pensare che la qualificazione valga innanzitutto per la bacheca personale del ct Gattuso arrivato a Coverciano nello snodo più complicato scortato da una dose industriale di scetticismo. Non a caso Rino ha definito quella di Bergamo la partita più importante della sua carriera: lui è uomo genuino, trasparente in ogni momento della sua giornata, non finge, non dissimula, non bluffa. Partire per gli USA può anche servire a rilucidare gli ottoni del calcio italiano già parzialmente recuperato dalle due finali Champions dell'Inter. Eppure ci giochiamo molto altro. Per esempio dare slancio alle timide riforme preparate da Gravina nelle settimane passate e che vengono fin qui sottostimate. Le più indispensabili riguardano il settore giovanile (via le classifiche dai tornei dei 10-14enni, pagare meglio gli istruttori, abolire la tattica e privilegiare la tecnica) e la riduzione degli organici (a cominciare dalla lega pro).

È vero: identica spinta può arrivare anche da una sciagurata ipotesi di terzo mondiale perso.

In quel caso sarebbe inevitabile pensare a un intervento diretto da parte del CONI azzerando la nomenclatura attuale e mettendo mano decisa alle riforme con la nomina di un commissario, unica figura capace di imporre oggi un piano rivoluzionario riducendo al minimo storico le resistenze del sistema magari pensando anche a modificare il sistema elettorale del calcio italiano che assegna al settore dilettanti (43%) il maggiore peso politico e la forza nelle urne per eleggere un presidente di proprio gradimento.

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