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L'attesa è finita

Ct all'opposto, mano de Dios, guerra delle Falkland e il non detto che dura da 44 anni: il conflitto perso con l'Inghilterra aprì l'Argentina alla democrazia

L'attesa è finita
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Lionel Scaloni non ha lasciato grandissima memoria della sua carriera in giro per l'Europa. Laziali e atalantini ricordano appena un paio di giocate di questo Sanfesino umile, modesto, anonimo, insomma tutto tranne il tecnico campione del mondo, l'uomo che ha prodotto un neologismo sul proprio cognome, la Scaloneta è la nazionale argentina ed un modo di fare football, come Sacchi e Sarri, sacchismo e sarrismo per restare nei nostri condomini. Non è un esagitato di bordo campo, ha frequentato il football, lo insegna, vive in Spagna dove ha preso casa a Maiorca, la sua isola è differente da quella del Regno di Thomas Tuchel, rivale di stasera, un tedesco sulfureo, asciutto nel fisico, tosto un po' troppo nei gesti e nelle parole. Una stranissima coppia, distante non soltanto nelle panchine.

Sono una delle didascalie di una sfida acida che trova le sue origini nei fatti di guerra. Per gli argentini le isole della battaglia sono Las Malvinas, sarebbe l'aggettivo degli abitanti di St. Malo, Les Malouins, venivano dalla Francia i cacciatori di foche e balene di metà Settecento che diedero appunto il nome a quella terra emersa che era stata scoperta da Amerigo Vespucci, il fatto di essere a cinquecento chilometri dalla costa argentina non poteva per questo essere di proprietà dei sudamericani. Si alternarono francesi, spagnoli, olandesi e ognuno ribattezzava le isole con un nome diverso, fino all'arrivo, nel 1690, di John Strong, inglese, capitano comandante della nave Welfare il cui proprietario era il Visconte di Falkland. Le terre erano disabitate fino al 1765 quando gli inglesi vi trasferirono una guarnigione. Si andò avanti con altri arrivi di esploratori dall'Europa che aggiunsero soldati di presidio poi tutti ritirati, quando il 6 ottobre del 1832 una truppa argentina occupò l'isola dichiarando la sovranità assoluta, nonostante gli inglesi stanziassero da 67 anni. Tre mesi dopo, il 2 gennaio del 1833, la Royal Navy sloggiò gli argentini, senza sparare nemmeno un colpo, Stanley fu il nome della capitale delle Falkland.

La storia, silenziosa, esplose l'1 di aprile del 1982, alla vigilia del centocinquantesimo anniversario della fondazione inglese, in un Paese terrorizzato dalle persecuzioni e dalle uccisioni in massa della gestione di Videla, il dittatore presidente a vita Galtieri provò a tenere a bada il popolo, invadendo l'isola, con una timida reazione dei cinquanta soldati britannici presenti a difesa. Da Londra, il governo Thatcher non si fece attendere, la guerra durò 76 giorni, fino al 14 giugno, morirono 907 militari, la maggior parte argentini. La sconfitta segnò la fine della dittatura di Galtieri, nei mesi successivi l'Argentina trovò la democrazia, le Falkland restarono inglesi, nel 2013 un referendum, sotto il controllo di osservatori internazionali, ribadì che il 99,8% degli abitanti (scozzesi e inglesi, di lingua e di araldica) scelsero di restare cittadini dei territori britannici d'oltremare.

La propaganda di Baires sfruttò il mondiale dell'86 e la mano de Dios per rilanciare l'atto di guerra, in verità gli argentini dovrebbero ringraziare quella sconfitta che li portò alla democrazia. Ad Atlanta l'aria torna calda, la Scaloneta pensa di avere un sospeso da regolare, la Royal Tuchel aspetta da sessant'anni di tornare in finale.

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