Grandi manovre attorno alla Fifa. Si muove la politica, si agita la rana Infantino che, come nella favola di Fedro, la rana e il bue, sta per scoppiare. L’arroganza, la superbia portano alla rovina, Gianni Infantino è accerchiato, finito il tempo delle mele, oggi la Fifa è il bersaglio facile di qualunque attacco, le federazioni calcistiche di Galles ed Inghilterra, che quaranta giorni fa avevano annunciato il loro appoggio alla rielezione del presidente, hanno cambiato strategia, voteranno contro e così le altre affiliate all’Uefa, lo stesso governo calcistico europeo chiede le carte dell’accordo tra Fifa e Fifa Forward Enterprises, diffida Infantino, lo minaccia di azioni legali se nasconderà o brucierà i documenti del progetto. Il New York Post ha scritto di un incontro tra il capo della Fifa e il segretario di Stato Marco Rubio, per rinsaldare la propria posizione con l’apporto della Casa Bianca, la notizia è stata smentita da Dylan Johnson, assistente di Rubio.
A Parigi, circola la voce di un interessamento di Macron al posto di Infantino, il presidente francese va a scadenza elettorale ad aprile, Infantino a marzo, ogni giocata è possibile, al di là delle date, Macron sente di avere concluso la sua avventura all’Eliseo e tenta la carta del football, appoggia Ceferin nella battaglia contro la Fifa, Infantino continua a segnare clamorosi autogol, prigioniero del suo ego illimitato, della presunzione di essere il padrone del calcio, trovando la sponda del mondo arabo e poi l’interessata complicità di Donald Trump, dunque i compagni ideali per puntare al business esasperato.
Così muovendosi ha però trascurato la parte originaria del calcio soprattutto con la cortigiana complicità dei suoi collaboratori e attorniandosi da ex grandi calciatori ai quali ha garantito viaggi, alberghi, ingaggi e visibilità, però senza alcuna funzione effettiva all’interno del sistema. La rana ha finito di gonfiarsi ma la sua pelle sta per scoppiare.
