Il derby del Covid e del rosso di bilancio

Inter e Milan con i conti in difficoltà. E Lukaku-Lautaro sfidano Ibra

Oggi arrivano gli ultimi nazionali (i sudamericani dell'Inter) e domani gli esiti dell'ennesimo tampone (ad Appiano come a Milanello): solo allora, a poche ore dal derby, Conte e Pioli sapranno con esattezza chi potranno schierare. Senza ulteriori intoppi, il tecnico nerazzurro ha sostanzialmente un solo dubbio: Brozovic o Eriksen (di fatto al posto dello squalificato Sensi). Il danese torna nel gruppo rilanciato da gol e vittorie con la Nazionale e potrebbe avere l'ennesima chance per convincere Conte, che del croato invece ormai conosce tutto, i pregi come soprattutto i difetti. Davanti, Lukaku più Martinez. Nel Milan, torna il sole in attacco (Ibrahimovic) come in difesa (Romagnoli), tanto che la perdurante assenza di Rebic è assorbita senza particolari traumi da Pioli, ancora indeciso se in partenza affidarsi a Diaz, Castillejo e Saelemaekers (in campo 2 su 3). La novità più importante finirà per essere il passaggio della fascia di capitano da Romagnoli a Ibrahimovic. Arbitra Mariani, 38 anni, al primo derby: 9 volte col Milan (5 vittorie), 6 con l'Inter (3).

Il Milan, primo a punteggio pieno dopo 3 partite, è davanti all'Inter anche nella poco edificante classifica dei deficit di bilancio, che sta prendendo forma in queste settimane di assemblee e cda, preventivi e approvazioni. Il dato rossonero è conosciuto e sarà ratificato dagli azionisti il 28 ottobre: 195 milioni di passivo per l'esercizio chiuso al 30 giugno. In Italia c'è chi ha fatto peggio (la Roma, -204).

Il dato dell'Inter è solo ipotizzato, ma dovrebbe essere di circa 150 milioni, tantissimi considerando anche solo la plusvalenza realizzata con la cessione di Icardi (+48 milioni) e gli introiti Uefa, cui invece il Milan ha dovuto rinunciare per l'esclusione dall'Europa League. «Il Milan è come un transatlantico, per invertire la rotta serve tempo», ha detto l'ad Gazidis, certo non felice per i numeri che presenta a Elliott, ma nell'anno del Covid era impossibile fare meglio.

Biglietteria, abbonamenti, merchandising, diritti tv (Sky non ha mai pagato l'ultima rata della scorsa stagione), sponsor in fuga o abili a ridiscutere e invalidare contratti firmati: tutto gioca contro i club, non solo al Milan. I conti sono in rosso, pesanti da gestire e l'orizzonte non è limpido, anzi: la stagione in corso potrebbe andare persino peggio, anche per chi non deve inserire nel bilancio 20-21 una parte consistente di stipendi arretrati, come dovrà fare invece la Juventus. Steven Zhang domani pomeriggio (inizio ore 18) non sarà in tribuna. È in Cina, richiamato dalle attività di famiglia. Non c'era ovviamente neanche ieri ad Appiano, dov'è stato in visita il presidente del Coni Malagò, ricevuto da Marotta e Antonello, i due amministratori delegati nerazzurri. Zhang jr tornerà per l'assemblea di novembre, portando forse in dote il prossimo main sponsor, che dopo 26 anni sostituirà Pirelli, dal 1995 (arrivo di Moratti) sulle maglie nerazzurre.

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