Ecco dove e come la Mercedes ha superato la Rossa

Punti chiave: motore oltre i 1000 cv, l'ottima strategia, il team coeso e la benzina poco controllata

di Enrico Benzing

Il percorso tecnico della Mercedes, per portare Lewis Hamilton al titolo mondiale 2018, ha avuto il pregio di presentare vistosi incrementi di potenza proprio nella parte finale della tremenda battaglia con una Ferrari che, agli inizi della contesa, come nei più duri passaggi intermedi, era vincente. Ottima strategia di squadra e grande disponibilità economica, dopo che sono trapelati rilanci dell'ordine di 30 milioni di euro oltre al budget iniziale. E non solo per la parte motoristica, che ha messo in bilancio il superamento dei 1.000 cavalli, con un valido contributo di una petrolchimica che non è apparsa troppo controllata sul piano regolamentare, dove è prescritto un carburante di commercio e non una benzina specialmente petronata. Per la precisione, è stato a partire dal Gp di Singapore che la Stella a tre punte ha compiuto il balzo decisivo. E siccome è unanimemente riconosciuto che l'andamento della competitività è validamente indicato dalle prestazioni sul giro secco, è opportuno rammentare che dal Gp di Germania fino a Monza, con i motori sempre prevalenti, la Mercedes risultava distante dalla Ferrari dallo 0,29 allo 0,22% del tempo sul giro, con intermezzi di pratica parità e mai più nella punta maggiore di Monte-Carlo (0,59 %). Ma, nel passaggio da Singapore a Russia e Giappone, l'inversione di tendenza è stata rispettivamente di 0,63, 0,60 e 0,59% sul Cavallino, per la spinta del fattore-potenza, fino alla quasi parità del Gp degli Usa. Giusto l'intervento in grado di fare la differenza, con applicazione anche sulla parte telaio. E con le discusse variazioni delle eccessive temperature sulle coperture posteriori, che pure hanno fatto parte del pacchetto tecnico. Infatti, tali inconvenienti non sono altro che il frutto di geometrie delle sospensioni molto spinte, quanto redditizie. Quindi, non modificabili, nella conservazione delle prestazioni, ma ovviabili con opportuni raffreddamenti dei mozzi-ruota, come si è visto nel Gp degli Usa, con un vantaggio ridotto soltanto allo 0,07%, pur di tanto peso negli allestimenti da gara, con sigillo delle forature.

E dire che l'apertura di stagione è stata abbastanza difficile, se si pensa che Maranello aveva inflitto lo 0,58% già nel Gp della Cina. Quel che più ha contato, comunque, è stata la completezza tecnica tra motore ed efficienza d'autotelaio, che ha condotto alla conquista risolutiva. Gli oltre 1.000 cavalli di potenza, non solo in qualifica, ma anche in configurazione da gara, con le mappature più avanzate, sono stati l'arma vincente, che ha condizionato l'intera Formula 1, ormai lanciata a questi livelli nella normale consuetudine. Come non bastasse, i larghi meriti della Mercedes sono stati rafforzati dalla grande armonia d'insieme, che comincia dalla migliore simulazione oggigiorno proponibile e dal più favorevole punto di partenza in prova, per estendersi a tutte le fasi successive della competizione. Sempre con una preparazione inarrivabile, che facilita ogni scalata al successo.

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