Ghiraldini: "Italia fuori dal Sei Nazioni? Prendo le provocazioni come uno stimolo"

L'esperto rugbista italiano, con 104 presenze con la nazinale italiana, ha risposto alle provocazioni del Times che vorrebbe fuori l'Italia dal Sei Nazioni di rugby ma non solo. Le parole in esclusiva del 35enne padovano al giornale.it

Ghiraldini: "Italia fuori dal Sei Nazioni? Prendo le provocazioni come uno stimolo"

Qualche giorno fa un noto giornalista inglese del Times, Stuart Barnes, era uscito così con un suo editoriale sul Sei Nazioni:"Credo sia giunto il tempo che l'Italia venga buttata fuori dal Sei Nazioni. A beneficio della reputazione del torneo e, paradossalmente, dell'Italia. Hanno vinto solo 12 partite su 103 disputate e non mostra il minimo segnale che possa diventare la Francia del 21e° secolo, sarebbe meglio si misurasse in una competizione in cui siano favoriti, e non in una dove vengono sovrastati e battuti pesantemente. Romania e Georgia rappresentano il livello di competitività dei loro standard". Queste le parole al veleno della penna britannica.

Il Sei Nazioni esiste dal 1883 e inizialmente annoverava solo quattro nazionali: Galles, Irlanda, Inghilterra e Scozia, verso il 1910 entra a far parte della competizione anche la Francia mentre l'Italia si unirà a questo fantastico torneo solo nel 2000. La storia non premia la nostra nazionale rispetto alle cinque rivali sicuramente più quotate, sia a livello di budget che di strutture e di cultura sportiva rispetto all'Italia, dove il movimento sta crescendo sempre di più ma non è paragonabile a quello delle cinque rappresentative sopracitate.

La Fir (Federazione italiana rugby) è la terza in Italia dopo la Figc, che ha numeri molto più alti, e la Fit (Federazione italiana tennis). La Fir nel 2018 ha chiuso il bilancio consuntivo con 47 milioni di euro ed è da considerarsi come una delle più solide e serie, dato che lo scopo principale della Federazione è quello di sviluppare e far crescere il gioco e la cultura del rugby in Italia in diverse misure e progettualità. Il Sei Nazioni è molto importante per la Fir a livello di ricavato, dato che porta circa 17-20 milioni di euro annui nelle casse della federazione attraverso ticketing, diritti televisivi e quote di partecipazione.

In tanti in Italia non hanno gradito l'opinione del Times e in esclusiva per ilgiornale.it, Leonardo Ghiraldini, esperto e quotato rugbista italiano con 104 presenze con la maglia della nazionale ha cercato di fare un po' di chiarezza circa queste polemiche ed ha dato la sua visione complessiva sul Sei Nazioni, ma più in generale sulla situazione del rugby come movimento sia in Italia che nel resto d'Europa. Ghiraldini è uno dei giocatori italiani più conosciuti e quotati ed in carriera ha vinto tre scudetti, due in Italia e uno in Francia, e vestito le maglie di Calvisano, Benetton, Leicester, Tolosa mentre dal febbraio di quest'anno gioca per l'Union Bordeaux Bègles.

Leonardo avrai letto l'editoriale del Times in cui si dice che l'Italia andrebbe estromessa dal Sei Nazioni, cosa pensi in merito?

"Sono delle uscite cicliche da parte della stampa estera. Periodicamente escono fuori soprattutto in momenti in cui facciamo più fatica come avvenuto nell'ultimo Sei Nazioni, poi sospeso per via del coronavirus. Ricordo che anche nel 2010 quando ero capitano dell'Italia ci furono dichiarazioni del genere dopo una partita persa contro la Francia proprio da parte della stampa transalpina. Io sinceramente cerco di prendere queste critiche, eccessive, e di trasformarle in qualcosa di positivo, quasi come uno stimolo a far sempre meglio".

Pensi che siano state dichiarazioni azzardate e poco rispettose?

"Sono il primo che dice che i risultati non sono soddisfacenti, sarei un pazzo a dire il contrario, ma bisogna guardare il tutto nel complesso. Ripeto, certe uscite devono essere prese come stimolo per crescere, personalmente io la vivo così. In Italia in questi anni abbiamo già fatto passi avanti e questo difficilmente un giornalista del Times può vederlo anche perché ci sono differenze sostanziali tra il movimento rugbistico in Italia rispetto ad esempio all'Inghilterra o alla Francia. Tra l'altro l'Italia ha un accordo fino al 2024 per il Sei Nazioni ed è diventata socio paritetico con le varie board del campionato della Celtic League. Questo vuol dire che nonostante queste uscite gionalistiche l'Italia abbia acquisito importanza assoluta in questi anni".

Cosa si può fare per far crescre il movimento rugby in Italia?

"Credo sia giusto fare un'ampia analisi non solo sul rugby italiano ma su quello mondiale. Qui in Italia c’è bisogno di far crescere il movimento in generale ma penso si siano fatti passi avanti nel corso degli anni. In Italia la nostra realtà a livello di budget, di tesserati, di seguito e di strutture e di competenze non può essere paragonato a paesi come Inghilterra e Francia, dove attualmente gioco. Io ho avuto la fortuna di giocare in queste due nazioni e in giro per le città trovi sia i campi da calcio che quelli di rugby, in Italia ad esempio non è così. Nei parchi pubblici ci sono i pali da rugby ad esempio. Ti fornisco un altro dato interessante, le prime 4-5 squadre top del campionato francese hanno un budget che va dai 35 ai 40 milioni di euro, in Italia ovviamente non è così".

Com'è la situazione rugbistica in Italia?

"Ci sono la Benetton Treviso e le Zebre che giocano un campionato a parte con squadre gallesi, scozzesi e irlandesi, la cosiddetta Celtic League. Quest'anno tra l'altro si sono aggiunte anche due squadre sudafricane. La Benetton ha fatto investimenti importanti e ora sta raccogliendo frutti, mi auguro per loro che continuino così e che diano continuità ad investimenti e risultati. Poi c'è il campionato italiano composto da altre 12 squadre ma non si può di certo paragonare al campionato francese o inglese. Ripeto, però, si sono fatti passi da gigante in Italia ma è chiaro come non sia ancora abbastanza. Serve maggiore più collaborazione tra tutti, unità d'intenti e magari cercando anche di "copiare" o emulare altri modelli vincenti e che funzionano in Europa e nel mondo".

Tu hai giocato tante edizioni del Sei Nazioni, qual è quella che ricordi con più piacere e dove avete fatto meglio?

"Io ho giocato questo fantastico torneo dal 2007 al 2019 e senza dubbio l'edizione del 2013 fu quella più positiva dato che vincemmo contro Francia e Irlanda e sfiorammo la vittoria in Inghilterra. Però in quella nazionale c’era un riflesso delle due squadre italiane, la Benetton soprattutto, che aveva portato in dote 15 giocatori sui 23 complessivi e poi c'erano tanti giocatori italiani che si erano confrontati con esperienze all'estero e che avevano esperienza da vendere".

L'ultima edizione del Sei Nazioni non è stata positiva ed è poi stata interrotta dalla pandemia da coronavirus. Come mai la squadra ha fatto così fatica?

"Un nuovo allenatore porta inevitabilmente a dei cambiamenti che vanno assimilati. Sono cambiati un po' di convocati e sono cambiate anche le strategie di gioco".

Risponderai ancora presente alla nazionale se ci fosse un'altra chiamata, tu che hai 104 gettoni al tuo attivo?

"Sono verso fine carriera e le priorità sono altre al momento, per forza di cose. Alla maglia azzurra e alla nostra nazionale ci penso sempre, a prescindere dal fatto che io possa continuare a giocare o meno".

Nel corso della tua carriera hai vestito le maglie di Calvisano, Benetton, Leicester, Tolosa e dal 2020 sei approdato al Bordeaux: com'è la situazione in Francia legata al coronavirus?

"I campionati sono stati sospesi, ci sono state varie possibilità sul tavolo in queste settimane per cercare di riprendere il campionato d’estate ma alla fine hanno deciso di terminare e di chiudere qui la stagione senza vincitori né vinti, niente titolo e niente retrocessioni. Ora si sta lavorando per mettere in piedi la nuova stagione e l'idea è quella dii ripartire a settembre”.

Come ti sei tenuto in forma in questo periodo di quarantena?

"Mi sono allenato tutit i giorni ma non è proprio la stessa cosa per la nostra attività.

Un giocatore di rugby può tenere buon livello di forma ma poi manca la specificità del nostro sport, mancano determinate condizioni come il contatto, la tattica, gli schemi. Non è stato facile ma ho cercato di tenermi in forma".

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