Venerdì 13, Spalletti passa. Anzi tace. Chissà se c'è della scaramanzia dietro la scelta del tecnico di non fare la conferenza stampa prima della sfida con l'Inter. Al suo posto, la Juventus farà parlare il capitano Locatelli, ufficialmente per consentire al tecnico di concentrarsi meglio sulla preparazione della partita. Sulla formazione però non sembrano esserci dubbi: Kelly e Conceiçao recuperano e quindi giocano, il centravanti lo fa David, perché "dobbiamo giocare con quelli che abbiamo", ha detto Spalletti l'ultima volta che ha parlato (e non è poco, detto di uno che guadagnerà 6 milioni netti fino al giugno 2030 e che è costato 12 milioni e mezzo di provvigioni, viva l'algoritmo, che con Openda ha fatto peggio: 3 milioni di prestito e 42 di riscatto obbligatorio, già scritti sul prossimo bilancio).
Obiettivo quarto posto, per l'onore ma soprattutto per i conti, ma anche una serata da ricordare e mettere in bacheca. Del resto, sono 2 anni che l'Inter non batte la Juventus. L'anno scorso Thiago Motta ha pareggiato a San Siro e a settembre Tudor ha addirittura vinto allo Stadium. Certo per Spalletti sarà importante segnare qualche gol, perché è sempre colpa del centravanti, ma altrettanto utile sarebbe evitare di prendere gol alla prima occasione lasciata agli avversari.
Chivu ritrova Barella (già titolare?) e Calhanoglu (panchina) e non perde la parola.
Oggi non svelerà segreti, i propositi restano quelli: dominante è l'aggettivo che più gli piace e che spesso la sua squadra ha appiccicato alle partite, ne ha vinte 11 delle ultime 12, fermato solo dal Napoli, proprio a San Siro, per quel tabù, gli scontri diretti, che non è un'ossessione, ma certo una scocciatura, 14 partite consecutive non vinte contro Milan, Napoli e proprio Juventus, 10 Inzaghi, 4 lui, a ciascuno il suo tabù. ThuLa in attacco. San Siro esaurito e 8 milioni d'incasso. A Galatasaray (la Juventus, martedì) e Bodo Glimt (l'Inter, mercoledì) c'è tempo per pensarci.