La vita è una partita di calcio. La vita prevede i gol e gli infortuni, la vita va ai supplementari e, poi, ai calci di rigore. La vita, però, non ha vincitori e nemmeno sconfitti. Igor Protti ha saputo viverla la sua vita di gloria e luci, giocando nelle periferie e risalendo verso il teatro di serie A, quel bagliore si è affievolito, il male oscuro si usa dire, è, invece, la cosa più chiara e lucida che entra nel corpo e più non l'abbandona, per sfinirlo. Igor è stato un campione anche nella sofferenza atroce, ha giocato con dignità grandiosa, ha fatto capire a chi gli stava vicino e lontano che la serenità d'animo, così era per Alex Zanardi, è la vitamina naturale per esistere e resistere. Lo aveva saputo fare quando Arrigo Sacchi lo umiliò dicendogli che al massimo poteva restare in serie C, Igor confermò la prima opinione vincendo il titolo di cannoniere di categoria, per poi ribadire il premio in serie B e ancora nel massimo campionato. Dovunque avesse indossato una maglia, Rimini, Livorno, Virescit di Bergamo, Messina, Bari, Lazio, Napoli, Reggiana, Livorno, quella ha saputo onorare con il sudore e l'impegno, facendosi amare dalla folla di qualunque censo.
Rimini è stata la sua felliniana terra di nascita, ripensandoci oggi è un amarcord dolce, romantico, prima del viaggio lungo il Paese del pallone. Lo chiamavano lo Zar, per il nome di battesimo lo paragonavano al principe di Kiev, al tempo del film Frankestein jr di Mel Brooks, si divertì a modificare la pronuncia in Àigor, bei giorni, tra i tumulti dei derby Livorno-Pisa, la cittadinanza onoraria di Livorno e Bari e mille altre fotografie di un album esclusivo. In questo football avrebbe avuto spazio per il dribbling nervoso, lo scatto furbo, il senso della porta e, dunque, del gol ma nulla avrebbe avuto a che fare con il resto della ciurma sguaiata e finta, frequentata da fenomeni di carta pesta. Che valutazione di mercato avrebbe oggi uno come Protti, gol 257 su 669 presenze, numeri non parole? Ma questi sono discorsi da mercante e Igor, nel secondo tempo della sua esistenza, aveva compreso che quella polvere di stelle era diventata pulviscolo ma non per questo aveva smesso di credere. Anzi il suo senso della vita lo aveva portato a stare vicino, a fianco dei portatori di handicap, l'impegno nel sociale, la partecipazione ad eventi non da tappeto rosso ma da silenzi dignitosi, sono state le sue partite più belle e franche. Quando il male si è presentato, lo Zar ha provato a individuarlo come sapeva fare in campo contro stopper arcigni, il dribbling è stato continuo, terapie e strazio e speranza.
Cinquantotto anni non sono nulla, sono una fetta di vita non conclusa ma non per questo Igor Protti ha rinunciato a giocarla questa sfida.
Ora si affollano gli amici e i ricordi, ora il calcio italiano, povero di risultati, trova una ricchezza interiore. Igor Protti recitò, a teatro, insieme con altri ottanta attori disabili, una commedia che oggi diventa il titolo ultimo della sua vita: Ti manca chi c'è, t'innamori di chi manca.