Michael Jordan contro Qiaodan: l'infinita odissea nei tribunali cinesi

La ex stella del Nba costretta a cause legali contro un marchio che "sfrutta" il suo nome

Michael Jordan contro Qiaodan: l'infinita odissea nei tribunali cinesi

Michael Jordan, la leggenda della pallacanestro americana, ha praticamente vinto tutto nella sua carriera. Potrebbe però presto dover affrontare una sonora disfatta in terra straniera.

Tra i numerosi avversari che ha affrontato e sconfitto, il più difficile sembra essere, ironicamente, la sua contraffatta versione cinese.

Dal 1989, Jordan ha legato il suo nome alla Nike, creando una linea di scarpe e articoli sportivi di enorme successo, anche a distanza di anni dal suo ritiro.

La stella del basket combatte da alcuni anni la sua personale battaglia contro un marchio di abbigliamento sportivo cinese: la 乔丹 Qiaodan, la cui pronuncia e il cui logo richiamano proprio il cognome dell’ex campione NBA.

In passato ci aveva già provato la Nike a citarla per danni, senza alcun successo.

Quando nel 2012 la Qiaodan si preparava a farsi quotare in borsa, Jordan ha deciso di cogliere la palla al balzo e fare causa all’azienda. L’anno scorso, a luglio, dopo numerosi appelli, il tribunale di Shanghai aveva però emesso la sua ennesima sentenza a favore del marchio cinese, con la motivazione che il termine Qiaodan non può riferirsi unicamente a Michael Jordan.

Adesso, i legali di MJ hanno portato il caso davanti alla Corte Suprema Cinese, e il dibattimento è iniziato alcuni giorni fa.

L’accusa è sempre quella di aver costruito il proprio successo commerciale sfruttando illegalmente il nome e l’immagine di Jordan.

Il marchio Qiaodan, nato nel 2000, negli ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale, anche grazie al fatto che i consumatori cinesi lo associano al famoso cestista. Oggi Qiaodan vende scarpe e divise da basket (con il numero 23, lo stesso che Jordan usava nei Chicago Bulls), in più di 5700 negozi in tutta la Cina, per un volume di affari che l’anno scorso ha raggiunto i 276 milioni di dollari.

“Sento di dover proteggere il mio nome, la mia identità, e i consumatori cinesi, è una questione di principio” Aveva dichiarato Jordan, aggiungendo che in caso di vittoria, userà la somma ottenuta per promuovere la pallacanestro in Cina.

Nel sistema linguistico cinese non esiste una precisa corrispondenza per “Jordan”, si ricorre quindi a un jiajie, un prestito, attraverso il quale si formano gran parte dei neologismi di origine straniera, accostando caratteri che di per sé possono avere tutt’altro significato. Così Jordan si rende con 乔 (qiao, che in Cina è anche un cognome) e 丹 (dan).

La strategia difensiva dell’azienda cinese si basa proprio su questi presupposti. I legali sostengono che in Cina esistono 4600 persone che si chiamano in quel modo e che entrambi i caratteri che compongono il nome sono di dominio pubblico, per cui nessuno dovrebbe averne il monopolio. Inoltre, Qiaodan non è il vero cognome di Jordan, e sempre secondo la difesa, non vivendo egli in Cina, non avrebbe alcun diritto di far loro causa.

Stando a quanto sostenuto dalla controparte, invece, dalla sua prima apparizione sulle TV cinesi nel 1984, il nome di Jordan è stato tradotto con Qiaodan. La diffusione del suo utilizzo è cresciuta proporzionalmente all’esposizione mediatica del giocatore.

I legali della Qiaodan ovviamente negano il diretto collegamento tra i due termini. Questo nonostante l’azienda abbia recentemente registrato anche i due marchi 杰弗里乔丹 “Jiefuli Qiaodan” e 马库斯乔丹 “Makusi Qiaodan” che tanto rassomigliano ai nomi di Jeffrey e Marcus Jordan, i figli della leggenda dei Chicago Bulls.

Come se non bastasse, la Qiaodan ha a sua volta fatto causa a Michael Jordan per aver disorientato il pubblico proprio mentre questa stava pero promuovere un’offerta pubblica iniziale alla borsa di Shanghai. La Qiaodan chiede ora a Jordan 8 milioni di dollari.

Il terreno di gioco stavolta, per Jordan, sembra essere davvero difficile. La Repubblica Popolare, criticata di frequente per applicare in maniera troppo blanda le leggi sulla proprietà intellettuale, è nota anche per proteggere le contraffazioni made in China, rimanendo tuttora sulla Priority Watch List degli Stati Uniti, riguardo i partner commerciali che non proteggono i diritti di proprietà intellettuale.

Riuscirà, questa volta, Michael Jordan a difendere il titolo?

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