Quella mano sul cuore per dire al suo popolo che il Toro è tornato

Lautaro e il gol dopo la lunga astinenza: "Ho chiesto scusa perché capita di sbagliare"

Quella mano sul cuore per dire al suo popolo che il Toro è tornato

Il bambinello è uscito dalla culla. Non più vagiti piagnucolanti, ma un bel grido: liberatorio a saziare l'animo e l'orgoglio. Sembrava di sentirlo urlare: son Lautaro e faccio gol. Appunto il gol, ovvero l'arte sua che aveva annacquato, il piedone che, da un paio di mesi, cavava soltanto sputacchi come una pistola ad acqua. Anche stavolta il bomberino argentino sembrava inseguito dalla maledizione: prova con la testa e non c'è trippa. Prova con il tiro e c'è l'antipatico Ospina a cavargli il sorriso dalle labbra. E allora che fare, che dire? Vero: l'Inter ha atteso e, qualche volta, preteso i gol suoi. Ma stavolta c'era già chi aveva lavorato per l'impresa: il fantastico dodicesimo giocatore, non l'arbitro ma la tecnologia. Ci vuol arte e, infatti, prima il Var dice all'arbitro che Koulibaly ha un conto in rosso con San Siro. Una volta gli toccarono i buuu razzisti e se ne andò infuriato ed espulso, stavolta è stato pescato con il braccio da rigore. Ed è stato l'inizio della fine per il Napoli. Poi ci si è messo l'orologio al polso di Valeri. A quanto pare unico, l'arbitro, a non aver visto oltre la linea il meraviglioso colpo di testa di Perisic. Pensate se l'orologino fosse stato casualmente a pile scariche e non avesse segnalato. Che beffa per i nerazzurri e per il merito del croato. Ma invece no. La tecnologia veglia e sorveglia e stavolta l'Inter non avrà da lamentarsi. Buon per Perisic che sta dimostrando, a colpi di qualità, bravura tecnica e integrità professionale: ha già detto al club che se ne andrà a fine stagione ma non molla nemmeno una zolla, gioca e lotta per la causa. Chapeau!

Dunque mancava la famosa ciliegina. E quale poteva essere? L'Inter attendeva un gol su azione di Lautaro dal 25 settembre. Invece un rigore ha attenuato l'attesa: segnato a Consigli il 2 ottobre per mandare la squadra al successo contro il Sassuolo. Come dimostrano vicende e fatti: non basta rinnovare un contratto per ritrovare il piede d'oro. E Lautaro aveva il piede di legno a vedere i tre rigori sprecati fino a quel momento. In quei giorni si sono inseguiti lamenti e piagnucolamenti. Fra l'altro Calhanoglu ha cominciato la sua arrampicata al dischetto del rigore, diventandone il padrone. E San Siro pareva sempre più stregato. Eppure, poco più di un mese fa, Lautaro non si è fatto mancare il colpo d'arte contro il Perù per la sua nazionale. La storia degli attaccanti infelici insegna che bisogna saper attendere, non solo saper perdere. E ieri Lautaro, dopo 60 minuti di timori e tremori, finalmente ha rimesso a lucido quel gioiello del suo piedino: invitato dal Correa, socio di nazionale, ha ritrovato l'armonia calciando di destro proprio nell'angolo dove il portiere avrà mandato solo le sue maledizioni, non certo le mani.

Ed, invece, si sono levate per tutto il popolo di San Siro le mani nere e guantate del ragazzino quasi a pregare il Dio pallonaro per la grazia ricevuta. Meglio pregare per altro. Poi spiegherà il perché di quella mano anche sul cuore: «Ho chiesto scusa perché capita di sbagliare. Era un mese quasi che non facevo gol.

Io lavoro sempre per la squadra, il problema non è se io faccio gol o no, ma se vinciamo». Anche se l'Inter, quando Lautaro è uscito, ha fatto di tutto, tra gol subiti e rischiati, per mettere in difficoltà quel signore a cui il bomber ritrovato si è rivolto perché il suo salmo finisse in gloria.

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