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Meglio tenersi i trofei: negli almanacchi rimane solo il nome di chi vince

Gli allenatori vittoriosi sono stati Nereo Rocco, Arrigo Sacchi, Fabio Capello e Carlo Ancelotti

Meglio tenersi i trofei: negli almanacchi rimane solo il nome di chi vince
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"Risultatista!". Me lo ha urlato addosso un giornalista, quasi un'offesa, come se avesse strillato "Fasista!" (senza c); non escludo possa accadere, a breve. Il dibattito fa parte di un mondo sbandato e sbadato, consulto l'almanacco del football e rileggo, ad esempio, che il Milan ha vinto sette coppe europee, tra campioni e Champions League, gli allenatori vittoriosi sono stati Nereo Rocco, Arrigo Sacchi, Fabio Capello e Carlo Ancelotti. Evidenti le differenze, evidenti i tempi e i contesti, così come l'idea di calcio di ognuno ma il totale che cosa dovrebbe insegnare ai profeti di un altro football, ai docenti dell'estetismo onanista? Che cosa risulta, verbo maligno, sui libri di calcio? Quale era il gioco di Nereo Rocco e Gipo Viani o Marino Bergamasco? Quello di Arrigo sacchi è entrato giustamente nella propaganda, trascurando alcuni dettagli storici importanti, ma quale il gioco del Milan di Capello per non dire del doppio trionfo di Carlo Ancelotti che non ha vinto a Napoli, come ha ricordato con estremo garbo l'ex allenatore partenopeo, ma ha esibito la stessa argenteria a Madrid? Ha ragione lo stesso Carlo a ricordare un aforisma da mandare a memoria a Coverciano e nei peggiori bar sport d'Italia: ci sono due tipi di allenatori, quello che non fa nulla e quello che fa soltanto danni. Non dovrei aggiungere altro ma la disputa dialettica e illogica, sul gioco e sul risultato, ha intossicato questo meraviglioso sport nel quale, in assenza di campioni veri (nella serie A italiana), l'argomento centrale riguarda gli allenatori i quali possono essere un valore aggiunto, come dimostrano le realtà di Como, Cagliari, Parma ma non sono l'esclusiva chiave per leggere il risultato finale.

Se dovessi ripensare soltanto al gioco, perché non ricordare Gigi Radice e il tremendismo granata (Giovanni Arpino) o il gioco corto di Corrado Viciani con la Ternana o Zdenek Zeman a Pescara e con le due squadre di Roma? Totale: mi tengo le coppe e i denari, ghiochista sarà lei e tutti quelli dell'altra parte.

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