Messi: Parigi val bene una tripletta di destro

Dai centotredici palleggi con l'arancia per stregare il Barcellona da bambino alla tripletta di destro, il piede sbagliato, per diventare il miglior marcatore di tutti i tempi della Champions League. E quattro giorni fa lo era diventato della Liga. Lionel Messi stravolge così il suo 2014, l'anno senza vittorie, quello del mondiale perso in finale, senza lasciare traccia. Ma anche dei guai con il fisco e soprattutto, questa storia recente, recentissima, dell'apertura ad un possibile addio ai blaugrana. Annata scandita soprattutto dalle dietrologie sugli attacchi di vomito in campo che a un certo punto hanno fatto sbottare anche il presidente Bartomeu: «Si parla più di quanto vomita che dei suoi record».

Già, i record, caratterizzati da un unico comune denominatore: tutti firmati e celebrati con una tripletta. A partire da marzo quando Leo al Bernabeu si portava a casa il pallone nel 3-4 al Real Madrid, ma soprattutto diventava il miglior marcatore di sempre del Clasico, mettendosi alle spalle un certo Alfredo Di Stefano. Quattro giorni fa aveva realizzato un altro hat trick per entrare nella storia della Liga: 253 gol in 289 partite e per Guardiola «ci vorranno seicento anni per batterlo». Semplicemente mostruoso per l'uomo che firma record a suon di triplette come nel 2012 quando divenne miglior marcatore del club.

E martedì appunto, la Champions, nove anni dopo quel primo gol al Panathinaikos, il 2 novembre del 2005: aveva il numero 30 sulle spalle ed era maggiorenne solo da qualche mese. Al Camp Nou scavalcò il portiere con un pallonetto e insaccò sotto la traversa di sinistro, il piede giusto. E adesso l' un, due, tre per salire a 74 e spodestare dal trono un altro merengue del calibro di Raul, aspettando la risposta di Cristiano Ronaldo. Ma comunque la sua media gol rimane di gran lunga la migliore. Martedì sul campo dell'Apoel Nicosia, Messi non si è accontentato: è diventato il giocatore che ha realizzato più triplette, cinque in Champions, quello che ha segnato in più stadi (24) e in più città (23).

E così per un momento dimenticati gli attriti con il club, quella voglia di cambiare aria, smentita dal padre, ma sempre minacciosa. Un'ombra che ha il colore dei soldi degli sceicchi, già tentatori in passato prima di un rinnovo sontuoso che lo ha collocato al quarto posto nella classifica stilata da Forbes degli sportivi più pagati del pianeta con 64,7 milioni di dollari, dietro però al rivale Cristiano Ronaldo. Si dice che il Psg sia pronto a tornare alla carica. Lì ritroverebbe, o forse no, Zlatan Ibrahimovic, uno dei tanti che gli hanno giocato al fianco, ma che poi si sono fatti da parte. Come Eto'o prima e adesso Suarez, obbligato a stare sulla fascia. Oscurati da Messi, dalla sua forte personalità e dai suoi gol. In questa stagione ne colleziona diciassette in altrettante partite, nell'anno solare il conto totale è di 52 reti. Quelle con cui, appena il dibattito per il pallone d'oro è entrato nel vivo, ha ricordato che tra Neuer e Cristiano Ronaldo, c'è anche lui.

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