Da Michael a Mick, 20 anni di Schumi

Nel 2000 il 1° titolo ferrarista del papà, domani l'esordio in F1 del figlio

È quasi un segno del destino. Vent'anni fa a Suzuka Michael Schumacher vinceva il suo primo titolo da ferrarista. Domani suo figlio Mick esordirà in un weekend ufficiale in Formula 1 guidando nelle prove libere del mattino un'Alfa Romeo. Lo farà in Germania, a due passi dalla casa di papà con vista sull'autostrada e sul kartodromo che lui, nato e cresciuto in Svizzera, non ha mai frequentato. Le cronache di quell'8 ottobre 2000 raccontano di uno Schumi incapace di scendere dalla sua Ferrari per la gioia di essere entrato nella storia in attesa di passare alla leggenda. «È il mio terzo titolo, ma questo è speciale», disse commosso dopo aver strizzato Jean Todt sul podio quasi fosse il suo orsetto di peluche. Dopo 21 anni e una paccata di miliardi (di lire), Schumi aveva riportato a Maranello il titolo piloti. Sul podio si mise anche a dirigere l'inno facendo cantare tutta la squadra a squarciagola. Un'esibizione che fece andare su tutte le furie quel picconatore di Cossiga.

Nessuno poteva immaginarsi allora che dopo quel giorno di festa ce ne sarebbero stati altri quattro di fila. Un'egemonia cominciata nel 2000 e finita nel 2004 con quel settimo titolo personale che fino al prossimo mondiale di Hamilton resterà un record unico. E proprio Hamilton, dopo aver fallito l'attacco al primato in Russia, domenica riproverà ad eguagliare il record delle 91 vittorie di Michael. Un weekend da emozioni forti. Quando Michael vinse il suo primo Mondiale in Rosso, Mick aveva poco più di un anno e non può certo ricordare che mamma e papà l'avevano lasciato a casa per volare lontano a conquistare il mondo. E oggi che ha 21 anni e si appresta a debuttare (sia pur solo in prova) vorrebbe tanto avere di fianco papà a proteggerlo come quando lo accompagnava alle gare dei kart e cercando di togliergli pressione lo iscriveva come Mick Betsch, il cognome di mamma Corinna. Michael era fatto così, lo iscriveva con un altro cognome, poi lo accompagnava lui

Papà Michael debuttò in pista a 22 anni. Un rapido test in Inghilterra e poi subito nella mischia a Spa su una pista dove non aveva mai corso anche se a Eddie Jordan raccontò di conoscerla perfettamente. Gli bastarono pochi giri per mettersi in mostra. Mick sta facendo le cose con più calma, segue tutta la trafila delle formule minori. Adesso dopo aver già girato con le vecchie monoposto di papà in esibizione e con la Ferrari 2018 a Fiorano, è pronto per l'ufficialità. Un assaggio in un weekend senza Formula 2 (campionato che sta vincendo) in attesa del grande salto dato per scontato l'anno prossimo. Se papà era un istintivo che aggrediva la pista dal primo istante, Mick è più riflessivo, ma alla fine arriva al traguardo pure lui. Magari non vincerà mai quanto papà. Ma c'è la certezza che non sia qui solo per il cognome. Domani si emozioneranno in tanti. Ma non come vent'anni fa.

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Commenti

mepiabene

Gio, 08/10/2020 - 10:41

Mi sono sempre stati antipatici i tedeschi: con quella lingua, quell'accento freddo e rigido come il ghiaccio (strano perché i veri nordici, come tutti gli scandinavi e anche olandesi e fiamminghi non sono così) che quando parlano sembra che abbaiano, quello sguardo presuntuoso e arrogante, mi sembrano ancora dei nazisti. Certo, costruiscono delle belle macchine fotografiche (anche se un po' antiquate e molto care), delle auto in linea di massima abbastanza affidabili (certo ogni tanto barano anche loro con in software di bordo), hanno prezzi nei supermercati più bassi che in Italia, ma vivere con loro è veramente di una tristezza incredibile.

cir

Gio, 08/10/2020 - 14:03

mepiabene Gio, 08/10/2020 - 10:41 : ragionamento tipico da italiota...

Massimo Bernieri

Ven, 09/10/2020 - 17:09

Certo che mantenere la mente lucida pensando al babbo a casa..!