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Milan, Gattuso non molla: "Il ritiro l'ho deciso io. Lotto, non mi dimetto"

Il tecnico: «Non tutti c'erano con la testa... Adesso siamo incazzosi. Il club? Ho 2 anni di contratto»

Milan, Gattuso non molla: "Il ritiro l'ho deciso io. Lotto, non mi dimetto"

Il Milan degli ultimi due mesi non ha ancora qualcuno in cui immedesimarsi. Però di Brad Pitt non c'è nemmeno l'ombra. Non si vedono capelli biondi, né occhi azzurri. La citazione è di Rino Gattuso, poco più d'un anno fa, quando per il finale di stagione aveva chiesto «una squadra brutta come la mia faccia, con il colore di Calimero». Quella di adesso è troppo brutta per essere vera, la sconfitta nel derby del 17 marzo ha aperto una voragine in cui sono stati risucchiati tutti i buoni risultati che avevano portato il Diavolo in orbita Champions. Da allora 5 punti in 7 partite, terzo peggior rendimento di tutta la Serie A e quel quarto posto appassito con l'avvento della primavera. Quella di stasera a San Siro contro il Bologna è l'ultima chiamata, Gattuso alla vigilia non ha potuto fare altro che suonare la carica: «Non mi sono spento, conoscete la mia storia e figuratevi se posso spegnermi. Il ritiro l'ho deciso io, ho visto una squadra incazzosa, ognuno si è assunto le proprie responsabilità e ci siamo detti le cose in faccia». Inevitabile parlare del futuro, che per molti è già segnato: «Io non mi dimetto, la società non mi ha comunicato nulla e tra l'altro ho ancora due anni di contratto».

Nell'ultimo mese per ritrovare la rotta Gattuso le ha tentate tutte, sconsacrando quel 4-3-3 che è apparso intoccabile per mesi: ha provato la difesa a tre, ha lanciato un tandem alle spalle di Piatek e poi all'asfittico polacco dell'ultimo periodo ha avvicinato Cutrone. Stasera, come successo contro l'Udinese, rimetterà Paquetà trequartista alle spalle di due punte che nell'ultimo mese hanno prodotto un misero gol, quello inutile di Piatek, allo Stadium, contro la Juve. E allargando la lente agli "esterni" il quadro resta impietoso visto che nel 2019 Suso, Calhanoglu e Castillejo hanno prodotto soltanto 4 reti. Toccherà al brasiliano far scoccare la scintilla, giocherà dove ha illuminato anche con la maglia del Brasile e potrebbe far passare un raggio di luce su un ruolo che da diverse stagioni è ormai al buio, dopo i tentativi fatti con i vari Robinho, Saponara, Honda e Boateng. Per il resto la formazione è fatta, giocherà Biglia e non Bakayoko, in difesa soluzione obbligata Zapata-Musacchio, coppia che nei 5 precedenti assieme ha concesso un solo gol. Il Bologna dell'ex Mihajlovic sarà un cliente fastidioso, l'obiettivo salvezza è dietro l'angolo proprio grazie alla cura del tecnico serbo che ha portato i suoi a vincere 6 delle ultime 8 partite di campionato, realizzando più gol di tutti (17, come il Napoli). Mihajlovic alla vigilia ha ricordato che in questo campionato a San Siro ha già vinto, contro l'Inter: «Per noi sarà un vantaggio psicologico. I ritiri punitivi? Non sono la soluzione, se il Milan è all'ultima chance per la Champions saranno problemi loro...». L'ospite è già scomodo, sarà una notte del Diavolo.

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