Moratti apre a nuovi soci ma si tiene la maggioranza

«Però devo dire che la partita è stata condotta bene - ha commentato Massimo Moratti -. Quest'anno è così e lo prendiamo così. Adesso pensiamo a ricostruire. Mi hanno contestato? Mannò, quegli striscioni, da tifoso, li avrei messi anch'io».
Non saranno certo i 3 milioni e spazzola della mancata partecipazione all'Europa League a togliergli il sonno, anche se per una cifra del genere, la scorsa estate, ha rinunciato al cartellino di Mattia Destro. Ma quella fu una questione di principio, per il ragazzo era stata destinata una cifra poi lievitata per l'inserimento della Roma e Moratti non ha voluto partecipare ad aste. Questa per la cessione di quote societarie invece gli piace. La linea strategica è molto più semplice di quanto si possa immaginare: non è vero che senza la cessione di una maggioranza non si trovino acquirenti. Se così fosse non si spiegherebbe la recente partecipazione russa nella Saras. Il gruppo Rosneft ha siglato un contratto per l'acquisizione del 13,7 per cento del capitale della società di raffinazione, circa 200 milioni. Nonostante questo i Moratti ne mantengono il controllo con il 50,02 per cento. Cifre che sbiancano i milioni dell'Europa league, anche sommando l'incasso al botteghino, cifra irrisoria, circa il 12 per cento dei ricavi totali, e pur essendo l'Inter il club con il maggior numero di spettatori in stagione. Il punto è proprio questo: il marchio ha retto. L'appeal del club, la sua visibilità, la possibilità di concludere affari e partecipare a nuovi progetti, avrebbero un ritorno altamente interessante, peraltro lasciando la guida a una presidenza con un know-out riconosciuto. Nessuna discriminante sul potenziale socio, il più solvibile possibile ed eventualmente tifoso.
Poi Moratti ha aggiunto che è ora di pensare alla ricostruzione, quindi dovrà prima rimuovere le macerie. Il presidente si trova davanti a un fallimento su tutta la linea, e che ne parli quasi con tenerezza lascia sospetti. Non vuole giudicare l'operato di Andrea Stramaccioni perché la stagione è stata castigata dagli infortuni. Ma siamo alla settima sconfitta nelle ultime nove gare, il totale di quindici eguaglia la stagione 1946-47, quella dei sudamericani Cerioni, Bovio, Pedemonte, Zapirain e Volpi passati alla storia del club come i cinque bidoni. Non sono cose belle. Tutta la rosa attuale, poi, è entrata in infermeria e si racconta, ma senza reali riscontri, che dopo lo 0-4 di Londra con il Tottenham lo staff sanitario sia stato a rapporto dal presidente che l'ha esonerato seduta stante. Salvo poi perdonarlo e riassumerlo senza averlo mai licenziato. Questo racconto regge in quanto è nota la milanesità del presidente, solo per questo. Ai suoi direttori Moratti potrebbe poi chiedere spiegazione di un gruppo incapace di qualificarsi per l'Europa dopo 14 anni di bivacco e non tutti pessimi. Molti feriti, ma le rose di Siena, Palermo, Parma e Atalanta, con tutto il rispetto, restavano inferiori ai sopravvissuti in maglia nerazzurra.
Sono domande che si fa ogni tifoso e la Nord gli ha rivolto domenica sera sulle ringhiere di San Siro. Il presidente ha detto che ha trovato la contestazione molto civile e ben fatta, traghettando anche la tifoseria nelle cose da giudicare senza severità: «Certe risposte sinceramente non so come darle, però per il resto anch'io penso la stessa cosa, e cioè che bisogna avere più forza da un punto di vista societario e dei giocatori. Risponderò con i fatti, le parole sono poco importanti». Insomma: se fanno a me queste domande, significa che mi vogliono ancora bene.
Ma Moratti si prepara a rifondare, non ha altre strade, qualcuno è già stato neutralizzato, qualcun altro dirottato a compiti di second'ordine. E per restare al presente due notizie di segno opposto, in controtendenza con questa stagione tutta d'un colore. Il Tigre, club di Ruben Botta, garantisce di essere in possesso di un quinquennale firmato in passato dal giocatore, di cui peraltro il suo procuratore Sergio Levinton nega l'esistenza. L'amichevole organizzata con una giovanile per tastare le condizioni di Cassano e Nagatomo ha dato esiti positivi e i due potrebbero essere convocati per Genova. Ammesso sia il caso di convocarli, ma Strama ci tiene, rischia di non vincerne più neanche una.

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