Per vere risultati servono una giusta programmazione e un cambio radicale del modo di pensare lo sport. Parole e pensieri di Diego Dominguez, uno che di rugby se ne intende: quinto marcatore internazionale della storia, primo a raggiungere i 1.000 punti in carriera, un titolo di campione sudamericano con l'Argentina e uno di campione europeo con l'Italia. Uno che può spiegare i motivi dei pessimi risultati della nazionale italiana in questo 2014.
Dominguez, che succede a questa nazionale italiana?
«Il messaggio mi sembra chiaro: se non hai un'attività di base forte, anche lo sport praticato ad alto livello non potrà mai arrivare al successo».
Manca qualità nella nostra nazionale, quindi?
«Devi avere un'attività di base forte, lo ripeto; così nella nazionale maggiore arrivano giovani di qualità e puoi competere con tutti. Senza i fondamentali non si va da nessuna parte».
È comunque difficile insegnare rugby in un periodo come questo, dove la nazionale non fa grandi cose...
«Non c'entra niente, qui si parla della Nazionale, del professionismo di alto livello. Il mio discorso è legato all'attività di base. Ma l'alto livello senza la base forte non può esistere».
Chiaro messaggio alla Federazione...
«Alla Federazione ma a tutto il movimento in generale. Proviamo a studiare un metodo per trasmettere una formazione di qualità ma partendo dalle basi: il passaggio, il placcaggio e così via. 4-5 cose ma fatte bene. Oggi si vedono dei giocatori, ad alti livelli, ai quali mancano proprio i fondamentali. E questo non è assolutamente accettabile».
A Dominguez sembra quasi non piacere la Nazionale italiana di oggi...
«Io come ex giocatore e appassionato di questo sport, voglio vedere sempre vincere la nazionale. Pensate che è riuscita ad appassionare un Paese in modo incredibile, mai visto un seguito del genere per una squadra che nemmeno vince. Gli italiani hanno sposato appieno i valori di questo sport, pensate cosa potrebbe accadere se vincessimo anche delle gare».
E Dominguez cosa si attende da questa nazionale italiana?
«Che sia una formazione vincente. Io sogno di trionfare nel Sei Nazioni e non mi fermerò finché non avrò visto l'Italia in cima».