Il poker del Barça apre una crisi Real

Bernabeu zittito dalla Marsigliese e dalla superiorità catalana. Suarez (2 gol) trascina i blaugrana. Contestati Perez e Benitez

Luis Suarez festegga il primo gol durante il "clasico" contro il Real Madrid
Luis Suarez festegga il primo gol durante il "clasico" contro il Real Madrid

Un minuto di silenzio per le vittime di Parigi, novanta minuti di silenzio per il Real Madrid messo a tacere da un maestoso Barcellona. Quattro gol sono tanti ma non sono nulla per quello che chi ama il football ha potuto vedere nel tempio sconsacrato del fu Real. «Dimisiòn» urlava il pubblico del Bernabeu, non rivolgendosi al povero Benitez ma a Florentino Perez e alla sua arroganza. E pañolada finale, bianchi fazzoletti e bianchi i cartoncini che all'inizio de el clasico erano stati sventolati per le merengues. Carta straccia e verguenza, vergogna per una squadra che è bianca in tutto, senza colore e senza calore di fronte a un Barcellona blau grana di sangue, di censo, di qualità eccelsa nel gioco che si è preso il lusso di tenere in panchina re Messi per concedergli la mezzora finale, quasi a umiliare un avversario demolito nei gol. Luis Suarez è un morsicatore di pelle e di gol, ammazza qualunque avversario, ha steso due volte la difesaccia del Madrid, il gol di don Andres Iniesta è stato il capolavoro del migliore spagnolo in campo e d'Europa, Neymar ha aggiunto la propria firma, ribadendo di essere un calciatore totalmente diverso da quel moccioso e indisponente brasilero che si era presentato alla Liga. La vicinanza di Suarez e di Messi e la storia leggendaria del Camp Nou e del Barcellona gli hanno fatto intendere che non basta il taglio di capelli e qualche samba con il pallone e Neymar è diventato l'uomo destinato a prendere la terza corona nobiliare in terra catalana. Facile la vittoria anche se il cileno Bravo ha tolto le ragnatele dalla propria porta ma il Real Madrid mai ha dato l'impressione di essere regale, soltanto episodi di football e disastrose prestazioni di Danilo, pagato alla cassa 32 milioni, e di Modric scomparso nel luna park del Barça. Benitez ha colpe specifiche, la squadra non ha corpo e anima, Cristiano gioca per sé, Benzema ha la testa altrove, James Rodriguez è un ragazzo triste, Bale si fa notare per la capigliatura da asilo, il Madrid ha fatto il toro ubriaco davanti alla muleta del torero catalano vestito di lusso, sconfitto e a sei punti ormai dal leader della Liga. Il volto di Cristiano Ronaldo, alla fine della corrida, era quello di un uomo sfinito e soprattutto solo, non un leader, addirittura fischiato dal suo popolo per alcuni atteggiamenti da pistolero sciocco. Qualche metro più in là Messi lo ha guardato provando, ne sono certo, il sottile piacere di chi t'ha portato via la donna in casa tua.

Mentre le cose accadevano in campo, sulla panchina Rafa Benitez ha offerto il suo consueto repertorio, ha scritto mille note mentre il Barça andava in gol, si è alzato per dire chissà che e a chi e qualcuno dovrà pure chiedergli conto di questo e altro. Fiesta grande in un sabato difficile per la capitale impaurita e blindata.

Lunghissime code fuori dal Bernabeu, metal detector a controllare qualunque oggetto poi lo stadio ha esposto un enorme tricolore di Francia e un pianoforte ha eseguito nel silenzio vero una lentissima e commovente Marsigliese.

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