"Prove di Giochi con la mia rana"

L'azzurro e gli Europei verso Tokyo: "In 4 in cima al mondo..."

"Prove di Giochi con la mia rana"

L'esame tra i grandi. Il principe azzurro della rana italiana, Nicolò Martinenghi, si tuffa oggi nell'Europeo di nuoto con una missione ben precisa: quella di cancellare lo zero dalla casella dei podi a livello assoluto. Dopo aver vinto tutto nelle categorie giovanili, il 21enne di Azzate (Varese) vuole finalmente sfatare quel tabù proprio nella piscina di Budapest in cui ha esordito tra i big. In Ungheria Martinenghi ci arriva sulla scia dell'entusiasmo per il record italiano di 58"37 stabilito agli Assoluti di Riccione lo scorso 1 aprile. Un crono che fa di lui attualmente il quarto uomo di sempre nei 100 rana dietro il marziano inglese Adam Peaty (56"88), l'olandese Arno Kamminga (57"90) e il bielorusso Ilya Shymanovich (58"29).

Pronto per la battaglia?

«Siamo quattro europei nei primi quattro al mondo. Il livello è alto e nessuno può permettersi di nascondersi. Sarà un bel test e una prova generale delle Olimpiadi. Il podio per me sarebbe una bella carica emotiva».

Ritorna a Budapest dove debuttò tra i grandi. Che ricordi ha?

«Nel 2017 ebbi la sfortuna di avere la febbre e in più fui il primo degli esclusi alla finale. Insomma, andò tutto storto. Ma di Budapest ho il bel ricordo dell'esperienza con la ISL, che mi ha permesso di gareggiare con i migliori e di crescere tanto. Gli ultimi risultati stanno a dimostrarlo».

Ha detto di «essere un altro atleta». Quando il clic?

«Dopo l'ultimo mondiale di Gwangju, per me sottotono. Dovevo cambiare qualcosa e insieme al mio allenatore Marco Pedoja abbiamo trovato la quadra. Ora sono più maturo, sotto tanti punti di vista».

A proposito di cambi, lei ha scelto di abbandonare la divisa. Come mai?

«Ritengo questa decisione un esempio palese della mia maturazione. Lasciare la Polizia è stata una scelta difficile. Voglio investire sulle mie qualità».

Pregi e difetti di Nicolò Martinenghi?

«Penso di essere una persona socievole, altruista, con una mentalità aperta, che si adatta a qualsiasi circostanza. Difetti? Non ne ho, sono perfetto! (ride, ndr). A volte sono testardo, perché se voglio una cosa la vado a prendere. Ma questo è un pregio».

Quando Fioravanti vinse a Sydney lei aveva un anno. Ora la rana azzurra al maschile è sulle sue spalle.

«Ho rivisto tante volte le gare di Fiore. Lui lo conosco bene, da quest'anno sarà pure il g.m. degli Aqua Centurions. Con la doppietta d'oro 100-200 ai Giochi è entrato nella storia del nuoto. Vorrei farne parte anch'io».

Fioravanti prendeva l'oro in 1'00"46, lei nuota 2 più veloce. Come se lo spiega?

«È cambiata la rana. Ognuno sfrutta il proprio fisico a seconda della sua nuotata. Guardate Peaty: nuota stilisticamente malissimo, ma va fortissimo. La bellezza del gesto tecnico non serve a nulla se poi non è efficace. È come nel calcio: va bene il bel gioco, ma se poi non vinci...».

Come immagina Tokyo? Sente la responsabilità di essere una carta da medaglia?

«Dispiace di dover vivere la mia prima Olimpiade in un contesto completamente diverso da quello che sognavo. Ma a questo punto, è importante andare lì e fare la gara. Mi sveglio ogni giorno alle 7 per andare in piscina ed inseguire i miei obiettivi».

Paltrinieri ha detto: «Siamo uno squadrone, dobbiamo fare innamorare gli italiani in estate».

«È vero, è una Nazionale di nuoto con molte punte, che hanno regalato parecchie gioie a livello internazionale. Sarebbe bello che la gente si innamorasse di noi».