La rabbia di Marotta e il pallone che snobba il suo «paziente zero»

Scontro tra Lega Calcio e club nerazzurro. L'ipotesi: i recuperi nel prossimo weekend e Juve-Inter lunedì 9

La rabbia di Marotta e il pallone che snobba il suo «paziente zero»

Ha ragione Marotta, ad dell'Inter dopo esserlo stato della Juventus e consigliere federale, quando dice che tutta la vicenda «andava gestita con tempistiche diverse, anche per evitare certe allusioni». È l'unica sua frase, esternazione, sbotto di questo surreale week end di implosione calcistica su cui gli si possa dare ragione. Sul resto delle parole meglio sorvolare, perché fa male sentire un dirigente e consigliere federale parlare di «campionato falsato per via del rinvio». Possono i tifosi. Non lui.

Unica esternazione da sposare, quella sulle tempistiche, perché se la dirigenza nerazzurra avesse insistito sulla tempistica del buonsenso, cioè se Marotta e Conte si fossero ostinati nel dire no che non si rinvia Inter-Sampdoria, insistendo nel giocare a porte chiuse come inizialmente chiesto, allusioni e virus velenosi avrebbero trovato sul nascere il proprio antidoto. Sarebbe stato come individuare e subito isolare il paziente 0 pronto a contaminare il calcio. Ma così non è stato. Se l'Inter non avesse perso l'attimo forse attratta dalla difesa del proprio orticello agonistico, oggi nonostante il caos sovrano in Lega, avremmo un campionato che procede senza pubblico e uno spot di serietà e unità trasmesso al mondo. Di più. Le potenziali manovre sospette di casa Agnelli sarebbero state disinnescate sul nascere e, soprattutto, avremmo parlato di più dello sgarbo della Lazio col niet di Lotito all'Atalanta che chiedeva di anticipare la sfida diretta del 7 per preparare meglio la Champions. Invece, tutti infettati.

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