Un'altra delusione, è la seconda patita in pochi giorni. L'avevamo appena confessata per le parole spese da Cristian Chivu dopo l'affare Bastoni in Inter-Juve e ci siamo ritrovati dinanzi a un episodio che è, se possibile, ancora più sconfortante. A procurarci il sentimento è stato questa volta Cesc Fabegras, scuola Barcellona, il tecnico del Como rivelazione del torneo, semifinalista di coppa Italia, diventato il porta bandiera dei giochisti di casa nostra e considerato esponente di punta dei comportamenti leali. Nella sfida domestica di un mese prima con il Milan persa 3 a 1 dopo un primo tempo spettacolare e l'opposizione decisiva di Maignan ci promise: "Se giochiamo così 10 volte contro il Milan, vinciamo 8 volte!". Non l'ha fatto. Ci ha deluso una prima volta sul campo, mercoledì sera a San Siro, allorquando si è presentato, tatticamente, travestito da Allegri e ha schierato il suo Como col classico disegno da risultatista, un 3-5-2 d'antan, senza un centravanti di ruolo, Nico Paz falso nueve, ed è rimasto a palleggiare inoffensivo dalle sue parti prima di ricevere il decisivo regalo da Maignan. All'epoca dell'1 a 3 sostennero i suoi sbadati cantori: "A portieri invertiti". Ecco: a portieri invertiti, questa volta avrebbe perso magari il Como. Fabregas ci ha deluso ancora di più quando nella ripresa si è segnalato per un gesto di slealtà sportiva (ha tirato per la maglia Saelemaekers facendo ripartire il contropiede dei suoi solo per un caso non sfociato in gol) del quale si è sinceramente pentito alla fine. Nel parapiglia tra le panchine a farne le spese è stato poi Max Allegri, espulso senza motivo, e squalificato.
Per questo motivo, spente le luci di San Siro, nei corridoi dello spogliatoio, tra i due allenatori c'è stato un piccante faccia a faccia. Forse anche sulla curva di Como dovrebbero capovolgere il testo di quello striscione apparso qualche giorno fa ("meglio un giorno da Fabregas che 100 da Allegri").