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"Sei grassa". E l'arbitra si dimette

Polemica nel mondo della pallavolo. Martina Scavelli si è dimessa da arbitrop. Accuse a Federvolley per le regole sul peso. E messaggio social alla Egonu

"Sei  grassa". E l'arbitra si dimette

«Egonu, tu sei nera, io sono grassa! Per questo motivo stamattina ho comunicato le dimissioni dal ruolo di arbitro di Serie B alla Federazione Italiana Pallavolo».

Comincia così il post pubblicato martedì su Facebook da Martina Scavelli, dal quale è scaturito un caso mediatico che ha coinvolto indirettamente anche la pallavolista azzurra, che di recente ha portato sul palco di Sanremo il tema delle discriminazioni razziste nei suoi confronti.

«Non sopporto più di essere misurata e pesata come si fa con le vacche», continua Scavelli nella denuncia, arrivata dopo i tre punti di penalizzazione ricevuti nell'ambito del punteggio di valutazione degli ufficiali di gara, per il superamento dei valori dell'indice di massa corporea e di circonferenza addominale. Parametri che, se è pur vero che un arbitro di volley non è sottoposto a sforzi fisici intensi nel corso di una gara, sono evidentemente dettati da regolamenti federali, che impongono il rispetto di determinati standard fisici comunque comprensibili quando si parla di sport.

Scavelli, però, che con onestà intellettuale ha sottolineato di essersi autodenunciata e autosospesa nelle precedenti occasioni in cui aveva superato i parametri imposti dalla Federazione, questa volta non ci sta. Perché quei tre punti di penalizzazione comporteranno il declassamento dal campionato nazionale di Serie B a quello regionale.

«Non sono disposta ad accettare che una carriera fondata sui sacrifici e sul massimo rispetto possa essere calpestata da imposizioni del genere che non prevedono soglie di tolleranza. Ho deciso di dire basta, per me e per tutti i grassi», si legge ancora nel suo messaggio social.

Non sappiamo se tre dita in più sul girovita possano determinare la differenza tra un bravo arbitro e uno mediocre. L'unica certezza, in questo caso, è rappresentata dalle norme federali. Che Scavelli conosce. Per questo citare la Egonu, il razzismo o altre discriminazioni di sorta appare come un richiamo fuori luogo, a fronte di quella che è da considerarsi la mera applicazione letterale di un regolamento.

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