Stelle fai da te? Ecco perché il Milan ne avrebbe due

Anche i rossoneri potrebbero adottare il metodo Agnelli. Mancano i titoli del ’16 (declassato dalla guerra) e del 2005 (non assegnato). Blatter alla Juve: "Complimenti per il tuo 28° scudetto"

Stelle fai da te? Ecco perché il Milan ne avrebbe due

La Juventus è arrivata alla terza stella? Allora è anche ora che il Milan aggiunga la sua seconda, maturata già un anno fa. Un merito sportivo valido tanto e forse più di quello dei bianconeri, con la sola differen­za che Silvio Berlusconi, con Barbara e Adriano Galliani, per rispetto - e diremmo anche amore- delle regole e consuetudini federali, non hanno mai reclamato. Ora pe­rò, se questi sono i tempi moderni dettati dalla Juve di Andrea Agnelli e Antonio Con­te, anche per non passare da cornuti e maz­ziati è il momento di venire allo scoperto.

I fatti sono semplici, ma è utile ripassare un po’ distoria.Partiamo dal 2011 e andia­mo a ritroso: lo scorso anno, di questi tem­pi, il Milan di Allegri vinceva il suo ventesi­mo scudetto, che vale la seconda stella. Ma la statistica dice 18, come è 28 quello di Conte. In verità ne mancano due ai rosso­neri. Attenzione: come forse qualcuno sta pensando, qui non si intende riaprire feri­te mai rimarginate, che da sole varrebbero titoli di cui il Milan è stato privato da torti di varia natura riconosciuti a livello plane­tario. Quindi non si vuole perdere tempo, per esempio, con il campionato rubato del ’72-73, complice l’arbitraggio di Lo Bello (Concetto) in Lazio-Milan, (in confronto al quale la direzione del signor Moreno di Italia-Corea del Sud risulta cristallina ed esemplare) che è poi costato il campiona­to perso a Verona all’ultima giornata (no­nostante la richiesta dei rossoneri, appe­na vittoriosi in coppa Coppe, di rinviare la gara di qualche giorno).

Né la vergognosa sceneggiata della monetina di Alemao& Carmando in Atalanta-Napoli del ’90, co­stata un altro scudetto per mano poi esecu­tiva di un altro Lo Bello ( Rosario)e di un’al­tra Verona, alla penultima giornata. Ripe­tiamo, non è questo il punto: il rossonero è popolo avvezzo ad accettarne di ogni, tan­to che l’unico gol mai realizzato nella sua vita da Muntari non fa che il solletico ai vec­chi milanisti. Qui la questione è un’altra:sportiva e in­discutibile, scolpita nel marmo della sto­ria del calcio. Per questo bisogna ricorda­re cosa accadde nel 1915, quando in conco­mitanza dell’entrata in guerra dell’Italia, la Federazione sospese il campionato, a detta di tutti un po’ frettolosamente. Tan­to che le grandi squadre di quel tempo, pur prive di molti atleti chiamati al fronte, chie­sero e ottennero alla Federazione stessa di organizzare un torneo a gironi per la stagio­ne 1915-16, in tutto e per tutto analogo a quello che l’anno prima si era aggiudicato il Genoa.

Battezzato «Coppa Federale», il trofeo fu vinto dal Milan, impostosi nel gi­rone finale all’italiana proprio sulla Juve, battuto 3-1 il Genoa campione nella parti­ta decisiva, giocata al Velodromo Sempio­ne il 30 aprile 1916. E questo è il primo cam­pionato che manca. Il secondo è figlio di Calciopoli: trattasi dello scudetto 2004-05, vinto dalla Juven­tus, ma poi revocato.

Il Milan, quell’anno, arrivò secondo. Dunque: se quel titolo non è più della Juve, è pacifico che vada as­segnato al Milan. Anche perché per l’anno successivo, 2005-06, il ragionamento del­la Federazione è stato esattamente lo stes­so: Juve prima, ma retrocessa; Milan (an­che quella volta) secondo, ma penalizzato fino al quarto posto in classifica; Inter ter­za, e per questo proclamata campione d’Italia. A questo punto l’ordinato popolo rosso­nero attende solo un segnale dai suoi con­dottieri: che arrivi presto, nunc est biben­dum.

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