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Tavecchio: "Volevo Balotelli in nazionale, lo spogliatoio disse no"

In un'intervista a Radio Csc, l'ex presidente della Figc Carlo Tavecchio ha raccontato di aver provato a "imporre" Balotelli in nazionale, ricevendo un secco no. E su Ventura dice: "Lo abbiamo scelto da una rosa composta da tre nomi"

Tavecchio: "Volevo Balotelli in nazionale, lo spogliatoio disse no"

Ci sono voluti quattro anni perché Mario Balotelli tornasse a giocare in nazionale. Ma nel 2016, quando l'Italia di Gian Piero Ventura iniziava la sua corsa - poi sfumata - ai Mondiali di Russia 2018, qualcuno provò a convincere il c.t. e lo spogliatoio a riammetterlo in squadra. Quel qualcuno ha un nome e un cognome: Carlo Tavecchio. Intervistato da Radio Crc, l'ex presidente della Figc ha espresso un'opinione positiva sul conto di Supermario, scaricando sugli azzurri la colpa di averlo escluso dall'Italia.

"Balotelli in Nazionale non è una novità, due anni fa chiesi di farlo rientrare. Ero e resto tifoso di Balotelli. Se era lo spogliatoio a non volerlo? Bravo, ma lo ha detto lei non io", ha detto il 74enne Tavecchio. Dichiarazioni che da un certo punti di vista sorprendono non poco, considerando le prese di posizione espresse nel recente passato dallo stesso Tavecchio sui calciatori di colore e sugli "Optì Pobà" che a suo modo di vedere depauperano il calcio italiano impedendo l'esplosione di giovani talenti.

Proprio il calcio italiano è al centro delle altre riflessioni dell'ex presidente Figc. "È meglio di quanto pensino la stampa e l’opinione pubblica: abbiamo quattro squadre in Champions League, questo significa l’ingresso di più di 100 milioni di euro. Inoltre, siamo stati i primi ad utilizzare il Var che è stata la mossa più importante della mia legislatura e abbiamo anche creato centri di formazione federali che stanno evolvendo. Poi, il materiale umano è quello che è: tutti vogliamo che crescano campioni", ha detto Tavecchio, che non ha rinunciato a tirare un'altra stoccata a Gian Piero Ventura, a cui imputa il fallimento Mondiale.

"Scegliemmo Ventura, ma il panorama non offriva molto di più: c’erano disponibili De Biasi, Ventura e Montella. Nelle prime nove partite conquistammo sette vittorie e due pareggi. Poi sono arrivate partite inspiegabili, siamo stati anche sfortunati nel ranking avendo incontrato la Spagna dopo aver perso l’amichevole in Belgio. Ventura aveva il compito di portare l’Italia ai Mondiali, la formazione non l’ho fatta di certo io. Il direttore dell’orchestra, quando suona male, poi deve risponderne". Parole molto chiare, cui ne ha aggiunto altre di fuoco: "Quando andai in Consiglio Federale a proporre Ventura c’erano 21 persone e nessuno disse di no, per cui più che dimettermi cosa dovevo fare?", la chiosa finale dell'ex presidente della Figc.

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